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Il no al TAP costa venti miliardi

Nonostante le promesse di Barbara Lezzi, l’opera si farà. Perché c’è una penale in ballo che nessuno può permettersi

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Il governo Lega-M5S si è rassegnato al TAP. Ieri il presidente del Consiglio ha provato a indorare la pillola: «Ci prendiamo 36 ore per far valutare al ministero dell’Ambiente le nuove carte che ci avete fatto avere», ha detto il premier ai consiglieri regionali e ai parlamentari pugliesi del M5S che ha ricevuto in tarda serata a Palazzo Chigi. Sono quelli che hanno promesso lo stop per farsi votare e adesso il movimento No TAP chiede le loro dimissioni. Marco Palombi sul Fatto però avverte che non c’è trippa per gatti:

La questione delle penali non è aggirabile. Come Il Fatto ha già scritto più volte, il problema è un trattato internazionale (ratificato dal Parlamento a dicembre del 2013) con Grecia e Albania in cui l’Italia s’impegna a non ostacolare l’opera e, anzi, a rimuovere gli eventuali ostacoli.

Sulla violazione di questo impegno – secondo i principi dell’Energy Charter Treaty(un trattato da cui l’Italia è peraltro uscita dal 2016) – si esprimerebbe il tribunale arbitrale di New York, ideologicamente strutturato attorno agli interessi delle imprese: Palazzo Chigi calcola appunto il risarcimento in 15-20 miliardi e lo giudica più che probabile visti gli impegni presi e il completamento dell’opera al 98% in Grecia e Albania.

tap governo lega-m5s
Southern Gas Corridor (La Stampa, 19 luglio 2018)

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Ecco quindi che non sembra esserci alcuna soluzione per rispettare la promessa fatta agli elettori, come del resto succederà anche per molte altre promesse elettorali. Spiega Repubblica:

I tecnici di Palazzo Chigi ancora ieri pomeriggio erano convinti che non c’erano strade per bloccare l’opera: le autorizzazioni, anche quelle per i lavori in mare che secondo i sindaci e i Comitati No Tap, non esistono, sarebbero in regola. Così come da ordinanze della Capitaneria di Porto. Il tema della posidonia, la pianta marina che sarebbe in pericolo con la realizzazione del gasdotto oggetto della maggior parte delle osservazioni presentate ieri sera, secondo gli uffici del ministro dell’Ambiente, non è sufficiente a bloccare i lavori.

È possibile che si provi a fare melina ancora per qualche settimana, visto che a novembre l’esito dell’incidente probatorio disposto dal tribunale di Lecce (dove sono indagati i vertici di Tap) sul tema della legge Seveso, potrebbe cambiare le carte in tavola. Ma per il momento, dicevano ancora ieri i tecnici ministeriali, «non ci sono elementi per bloccare tutto. Abbiamo preso il dossier in una fase troppo avanzata. Ballano 20 miliardi di penale».

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