Economia

Cosa succede se la Grecia ritorna alla dracma

Come sarebbe il ritorno alla dracma di Atene? Maurizio Ricci su Repubblica di oggi immagina il worst case scenario se le trattative tra la Grecia e l’Europa saltassero. Venerdì infatti è il giorno buono per l’accordo a Bruxelles, ma anche il giorno peggiore per i cattivi presentimenti, visto che con la chiusura di banche e borse potrebbe anche essere quello in cui si annuncia il default e il Grexit. In questo caso, ecco come Ricci immagina i momenti successivi all’addio all’euro della Grecia:

Atene dirà chela Grecia non intende rimborsarei suoi debiti e, di conseguenza,abbandona l’euro. I passi successivi sono obbligati. Il governo greco instaurerà dei controlli per bloccare la fuga dei capitali all’estero. E farà spegnere i bancomat. Due misure tanto ovvie, da essere scontate. É il caso in cui la stalla viene chiusa dopo che i buoi sono scappati. Chi può ha già svuotato, da tempo, il proprio conto in banca e ha ammassato gli euro sotto il materasso o, se ha capito come si fa, in un conto all’estero.
Solo a dicembre sono usciti 4,6 miliardi di euro dai depositi nelle banche greche e Syriza non aveva ancora vinto le elezioni. Da lunedì, comunque (se quello è lo scenario), i greci cominceranno la loro nuova vita senza euro e con le dracme. Stipendi e pensioni saranno pagati nella nuova moneta, ad un tasso di conversione con l’euro, stabilito dal governo. Non sono qui, però, per il momento, i problemi. La miccia accesa è in campo finanziario. Tutti i debiti e le obbligazioni, entro i confini nazionali, saranno ridenominati in dracme.

La vignetta dell'Economist sulla trattativa Grecia-Europa
La vignetta dell’Economist sulla trattativa Grecia-Europa

E qui già comincia un problema. Perché se i 227 miliardi saranno ridenominati in dracme, i debiti verso l’estero restano in euro, spiega Ricci. E le banche faranno crac. La banca centrale greca dovrà intervenire e non solo in quell’ambito:

La Grecia importa buona parte del suo fabbisogno, petrolio in testa. Pochi saranno disposti a vendere ai greci,finché non si sarà capito quanto valgono le dracme con cui i greci stessi vogliono pagare. La Banca centrale dovrà intervenire a colmare il buco, probabilmente vendendo l’oro delle riserve. Almeno finché il cambio della dracma non si sarà stabilizzato, probabilmente ad un livello assai inferiore a quello con cui era partito, lunedì 23 febbraio, il governo. Ma questa svalutazione ha conseguenze importanti, innescando una corsa verso l’alto dei prezzi, in un’inflazione galoppante. Gli stipendi e le pensioni in dracme saranno rapidamente svuotati di valore reale.

Non solo: c’è chi il default l’ha passato senza essere raso al suolo, ma perché aveva un robusto portafogli di esportazioni. La Grecia non ce l’ha. E questo potrebbe portare in breve a un disastro umanitario, oppure all’intervento di una superpotenza (USA, Russia, Cina) per un salvataggio che avrebbe come risultato finale quello di cancellare definitivamente Atene dall’orbita europea. Ma anche l’Europa avrà contraccolpi pesanti, spiega Ricci.

I 250 miliardi dicrediti verso la Grecia delle diverse istituzioni europee svaniranno nel nulla. La Bce, che si vede sottrarre crediti per 27 miliardi di euro, potrebbe essere costretta a chiedere una ricapitalizzazione, che scatenerebbe polemiche violentissime a Bruxelles e nelle capitali dell’eurozona. Il buco aperto dal default greco, comunque,non si ferma qui. Nell’Eurosistema — la rete di rapporti fra le banche centrali dell’eurozona — la Banca nazionale greca ha debiti per oltre 49 miliardi che, a questo punto, si guarderà bene dal rimborsare.
Poi, ci sono le banche greche con quasi 70 miliardi di euro di esposizione, di cui 54 verso altre banche europee. L’Europa si troverà a leccarsi le ferite, anche se non si innescasse la reazione a catena che è il vero timore di Bruxelles e Francoforte di fronte alla crisi greca: se la Grecia è costretta ad uscire dall’euro, potrebbe capitare lo stesso alla Spagna o all’Italia. Un invito alla speculazione ad andare all’assalto.