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Le strane intercettazioni di Greta Ramelli prima del suo rapimento

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Sul Fatto Quotidiano di oggi in un articolo a firma di Angela Camuso si riporta un’informativa dei carabinieri dei ROS che riguarda alcune intercettazioni telefoniche di Greta Ramelli, una delle due ragazze rapite in Siria. Le intercettazioni risalgono all’aprile scorso, quando la ragazza era ancora in Italia, e costituiscono già di per sé una curiosità molto interessante: come mai la ragazza era ascoltata dai ROS da prima che fosse rapita in Siria? Da quanto si comprende, le ragazze erano intercettate perché entrate in contatto con un personaggio su cui le forze dell’ordine indagavano dopo il sequestro di Amedeo Ricucci, Elio Colavolpe, Andrea Vignali e della free-lance italo siriana Susan Dabous, finiti per dieci giorni in mano a un gruppo filo-qaedista dopo nemmeno 24 ore il loro arrivo in Siria.

Documenti che riportano, tra le altre cose, anche la trascrizione di intercettazioni telefoniche di aprile tra la stessa Greta – in quel momento impegnata a organizzare il suo viaggio in Medio Oriente – e un siriano 47enne di Aleppo, Mohammed Yaser Tayeb, che fa il pizzaiolo ad Anzola dell’Emilia, provincia di Bologna,ma che gli investigatori considerano un militante islamista in quanto legato ad altri siriani impegnati in “attività di supporto a gruppi di combattenti operativi in Siria a fianco di milizie contraddistinte da ideologie jihadiste”.Si è scoperto così che il progetto delle due giovanissime “era rivolto a offrire supporto al Free Syrian Army”, ora supportato dall’Occidente in funzione anti-Isis ma anch’esso composto da variegate frange di combattenti islamisti, alcuni dei quali vicino ad al Qaeda. Le due ragazze erano infatti partite per Aleppo con l’idea di svolgere “un lavoro in favore della rivoluzione” piuttosto che restare neutrali rispetto al conflitto interno al Paese.

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La mappa del sequestro di Greta e Vanessa (La Repubblica, 16 gennaio 2015)

L’informativa del Ros sintetizza così una telefonata tra Greta Ramelli e Mohammed YaserTayeb:

“Greta precisa che un primo corso si terrà prossimamente in Siria con un operatore che illustrerà ai frequentatori – circa 150 persone tra civili e militari dell’esercito libero – i componenti del kit di primo soccorso e il loro utilizzo. La donna dice che ha concordato con il leader della zona di Astargi (fonetico) di consegnare loro i kit e che a loro volta li distribuiranno ai gruppi di combattenti composti solitamente da 14 persone, facendo in modo che almeno uno degli appartenenti a questi gruppi fosse dotato del kit e avesse partecipato al corso”. La ragazza è entusiasta all’idea di fare propaganda alla sua iniziativa: “Greta racconta – prosegue il resoconto del Ros – che vogliono pubblicare delle notizie su Facebook prima della loro partenza e fare una presentazione su di loro e sulle esperienze già fatte. Greta racconta che nonostante non pensassero di farcela hanno raccolto tutti i soldi per pagarsi il viaggio da soli e per il trasporto di latte aggiungendo di volere pubblicare per una questione di visibilità sotto il logo della comunità siriana in Italia tutta l’esperienza che lei, Vanessa e Roberto hanno maturato in campo umanitario comprese tutte le foto degli scontri e quant’altro”.

Poi Greta “fa l’esempio dell’invio di 1.800 kg di latte in polvere” e concorda con Yaser di evitare le foto dei militanti anche perché l’amico siriano le ricorda che a seguito della pubblicazione di una foto “un ragazzo era stato arrestato dalle forze del regime”. Mohammed Yaser Tayeb secondo quanto emerso finora dalle indagini potrebbe aver aiutato in buona fede le due cooperanti senza immaginare il loro destino.

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