Economia

Quanto ci sta costando la crisi dello spread

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Trenta milioni in più rispetto a un mese fa, 81 milioni rispetto ad aprile. Questo è costata soltanto ieri la crisi dello spread  nell’asta che ha consentito al Tesoro di collocare sei miliardi di euro in BoT con scadenza a un anno a un tasso dello 0,949%, ovvero i massimi da cinque anni, con 51 basis point in più rispetto all’asta di settembre e 135 in più rispetto alla scorsa primavera. Soldi che andranno nelle tasche degli investitori, ovvero quelli che il governo chiama speculatori, e che grazie alla sua politica guadagneranno di più in attesa del Grande Piano sull’Oro alla Patria che tremare il mondo fa. E le brutte notizie non finiscono qui. Il Messaggero racconta oggi che l’ufficio studi di Unicredit stima che il Tesoro debba collocare 35 miliardi entro l’anno e 260 miliardi nel 2019, 25 miliardi in più a causa dell’obiettivo di deficit alzato al 2,4%. Il governo può puntare sui risparmi delle famiglie per compensare gli investitori esteri che ora si fidano di meno, ma non può pensare che esse possano compensare il “buco” che si è già creato. Se non altro perché i piani individuali di risparmio dei CIR prevedono una raccolta annua di appena 15 miliardi.

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Le aste dei BoT a 12 mesi (Il Sole 24 Ore, 11 ottobre 2018)

La situazione sarà ancora più grave questa mattina con l’offerta al mercato di 6,5 miliardi di Btp che comprendono la nuova emissione a tre anni per 3,5 miliardi, un “benchmark” che certamente registrerà condizioni di mercato peggiorate. A fine mese toccherà poi ai Ctz e a una nuova emissione a medio e lungo termine (venerdì 26) in concomitanza con il verdetto di Standard & Poor’s e di Moody’s. Che tutti prevedono come negativo.

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