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L’indagine su due simpatizzanti di CasaPound per l’aggressione ad Arturo Scotto a Venezia

Gli investigatori per arrivare a loro ci hanno messo, appunto, mesi. Partiti dai filmati, erano risaliti a questo nucleo di 25-30enni scaligeri, tutti collegati, appunto, a CasaPound. Durante le perquisizioni domiciliari sarebbero stati trovati gli abiti usati quella notte

I giovani che la notte di capodanno avevano preso a pugni in piazza San Marco a Venezia l’ex parlamentare di Liberi e Uguali Arturo Scotto sarebbero un gruppo di veronesi vicini a CasaPound. Due gli indagati, tre le perquisizioni a casa,anche se i coinvolti nell’episodio sarebbero almeno una decina tra cui anche una ragazza (ripresa chiaramente dalle telecamere della video sorveglianza della città). Il Gazzettino scrive oggi che nel gruppo ci sono anche degli affiliati trentini del collettivo di estrema destra.

L’indagine su due simpatizzanti di CasaPound per l’aggressione ad Arturo Scotto a Venezia

L’episodio risale alla notte del 31 dicembre. Scotto e la sua famiglia stavano passeggiando davanti alla Basilica quando un gruppo di ragazzi, davanti alla porta principale, aveva iniziato a salutare il nuovo anno con cori fascisti e antisemiti («Anna Frank sei finita nel forno» e «Duce, duce, duce»). La moglie di Scotto, indignata, li aveva affrontati dicendo loro di smetterla, scatenando la furia del branco. A farne le spese, con un paio di pugni in faccia, l’ex deputato. In suo aiuto erano accorsi altri due giovanissimi, Vladislav Bogdan, 22enne programmatore informatico, e Filippo Storer, 20enne di Mogliano.

Gli investigatori per arrivare a loro ci hanno messo, appunto, mesi. Partiti dai filmati, erano risaliti a questo nucleo di 25-30enni scaligeri, tutti collegati, appunto, a CasaPound. Durante le perquisizioni domiciliari sarebbero stati trovati gli abiti usati quella notte e altri elementi che ricondurrebbero, appunto, agli aggressori di San Silvestro. I picchiatori, prima di allontanarsi dall’area marciana, si erano coperti il viso con dei passamontagna.

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«Li hanno trovati – commenta lo stesso Scotto – io stesso li ho identificati e riconosciuti. Ho voglia di guardarli in faccia quando saranno finalmente note le loro identità. Dovranno spiegare perché hanno voluto infangare l amemoria di Anna Frank e aggredire chi aveva deciso di reagire a questa barbarie. Sono felice di come si sta concludendo la vicenda, voglio poter dire a mio figlio, un domani, che lo Stato c’è».

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Nella piazza sono presenti molte telecamere, ricordava all’epoca Scotto nella denuncia, mentre segnalava che uno degli aggressori aveva capelli neri e tatuaggi sul collo, mentre un altro portava il pizzetto e una ragazza aveva capelli biondi lisci.

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