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Sileri difende Zangrillo

Gli scienziati – spiega Sileri – hanno punti di vista personali differenti ma anche rivalità accese. Le parole di Zangrillo sono state strumentalizzate”

alberto zangrillo andrea crisanti

”Il 25 marzo 2023, quando sarà finito tutto questo, mi troverà al San Raffaele di Milano, dove ho vinto un concorso del 2016”. Così, su Libero, il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri parla del suo ritorno, una volta terminata la propria esperienza politica, all’attività di medico nell’ospedale dove lavora anche Zangrillo. Che difende dalle critiche che l’anestesista ha ricevuto ”da chi non ne capisce. Io ho avuto il Covid e quando sono stato male io stesso dissi a molti che se qualcosa fosse andato storto il San Raffaele sarebbe stata la sede per il ricovero. Zangrillo ha usato un’espressione infelice ma molti degli addetti ai lavori hanno capito benissimo che cosa intendesse: che il virus non arrivava più in terapia intensiva. Ora sì, il virus circola, più persone rischiano di andare in terapia intensiva. Ma ci sono differenze. Durante la prima ondata si moriva in casa e il medico arrivava due giorni dopo il decesso. Ora non è più così”.

pierpaolo sileri chi l'ha visto federica sciarelli

 

”Gli scienziati – prosegue Sileri – hanno punti di vista personali differenti ma anche rivalità accese. Le parole di Zangrillo sono state strumentalizzate. Mi sembra che a volte molti miei colleghi in camice utilizzino la tv per sfide e scopi personali. Vado al San Raffaele di Milano perché è l’eccellenza in Italia. Ormai la maggior parte di chi entra o rimane in politica lo fa per i soldi o per il potere. Io guadagnavo di più da medico che da viceministro e il potere per me è fare le cose che ritengo utili per il Paese. Da presidente della Commissione Sanità ho sbloccato la legge che permette la ricerca sui cadaveri, velocizzato la legge sulla rete dei registri dei tumori e molto altro. Mi basta questo per sentire di aver fatto il mio dovere”. Zangrillo in un’intervista al Corriere della Sera ha da poco dichiarato: “Siamo in tempo per un’azione tempestiva. Non è una catastrofe. Dobbiamo mantenere lucidità d’azione”. Così Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione al San Raffaele. “Io, però, sono contrario al metodo della paura: ossia a spaventare i cittadini affinché reagiscano come voglio io”, sottolinea. “Io sono per dire la verità. A maggio il virus era in ritirata, oggi è tornato a mordere  probabilmente anche per comportamenti negligenti. Ma solo di pochi. La maggior parte della popolazione è coscienziosa, giovani compresi. Lo ripeto: con il virus dobbiamo imparare a convivere”.

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