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Il sequestro degli elenchi degli iscritti alla Massoneria

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Oggi la Commissione parlamentare Antimafia ha deliberato all’unanimità il sequestro degli elenchi degli iscritti, dal 1990 a oggi, alle logge di Calabria e Sicilia delle associazioni massoniche: Grande Oriente d’Italia, Gran Loggia Regolare d’Italia, Serenissima Gran Loggia d’Italia e della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. La Commissione, presieduta da Rosy Bindi, ha incaricato lo SCICO e la Guardia di Finanza di Roma di acquisire la documentazione richiesta e il sequestro degli elenchi starebbe avvenendo già in queste ore. Da diverto tempo la Commissione Antimafia sta indagato sui rapporti tra mafie e massoneria in seguito alle inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e all’audizione della procuratrice aggiunta di Palermo, Teresa Principato, che ha raccontato della rete di protezione di cui gode il boss latitante Matteo Messina Denaro.

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Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia {via Twitter.com]

Perché la Commissione Antimafia vuole gli elenchi dei massoni italiani

Con i sequestri di queste ore si va a concludere un lungo braccio di ferro tra la Bindi e Stefano Bisi, Gran Maestro presidente del GOI (Grande Oriente d’Italia) che si era sempre rifiutato di consegnare gli elenchi degli affiliati in particolare di quelli calabresi e siciliani. La Bindi aveva pubblicamente deplorato la mancanza di collaborazione da parte degli organi ufficiali della massoneria e soprattutto dei vertici del GOI spiegando che “Noi non facciamo una caccia al massone, facciamo la caccia al ‘massone deviato’ che fa affari con le mafie”, la Commissione aveva infatti fissato un primo termine per la consegna degli elenchi l’8 febbraio ma le logge non avevano ottemperato alla richiesta. Anzi, come riferisce sul Sole 24 Ore Roberto Galullo che per settimane ha tenuto un minuzioso resoconto della ritrosia dei massoni italiani a fare chiarezza sulla posizione degli affiliati Bisi aveva fatto capire ai confratelli che “la magistratura aveva autorizzato i “fratelli” a riprendersi tutta la documentazione che l’allora pm di Palmi Agostino Cordova aveva requisito” una dichiarazione che aveva provocato l’ira del Cinque Stelle Michele Giarrusso che aveva tuonato contro Bisi e il GOI. Insomma mentre la Commissione Antimafia ancora attendeva gli elenchi il GOI si organizzava per chiedere la restituzione di altra documentazione nelle mani del Pm.

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Il Vascello è la sede romana del GOI

Quegli intrecci oscuri tra mafia e massoneria a protezione di Matteo Messina Denaro

I fratelli massoni in questi cinque mesi (la prima richiesta risale all’agosto del 2016) si sono sempre rifiutati di consegnare gli elenchi degli iscritti (cosa che difficilmente sarebbe stata concessa ad altre libere associazioni) hanno sempre predicato la loro buona fede ed anzi hanno più volte parlato di una caccia alle streghe nei confronti dei massoni considerati, dalla società contemporanea, al pari degli eretici parlando di teoremi accusatori. Ma dietro le inchieste della Commissione Antimafia non c’è l’intento di smantellare la massoneria quanto quello di scoprire le mele marce che si celano al suo interno. Questa volontà di fare luce nel mondo della massoneria dovrebbe essere salutato con favore dal GOI, perché consentirebbe di separare i massoni onesti da quelli che invece fiancheggiano le mafie. Ora ci penseranno gli uomini della GdF a sequestrare i documenti ma queste prolungate reticenze potrebbero aver in ogni caso dato una mano ai massoni perché il lavoro della Commissione bicamerale ha come limite temporale la fine della legislatura. Entro quella data – che fino ad ora nessuno sa con certezza quale sarà – la Commissione presieduta dalla Bindi dovrà consegnare al Parlamento una relazione sulle ventilate o presunte “devianze” di segmenti massonici. Per Bisi però collaborare con l’Antimafia non significa consegnare gli elenchi ma semplicemente partecipare alle audizioni fornendo, ad esempio, la costituzione e il regolamento del GOI. Al Foglio Bisi un mese fa ha detto “C’è una cosa però che non capisco. Se ci sono sospetti di infiltrazioni, siccome la responsabilità è individuale, ci dicano chi sono i malavitosi e noi prenderemo provvedimenti”. Come a dire, i grembiulini sporchi si lavano in famiglia e lo Stato e le istituzioni non devono mettere bocca. Il GOI che ha sede in Roma alla via San Pancrazio, conta 23mila aderenti e di questi più del 10% (2.600 iscritti) in Calabria mentre in Sicilia gli iscritti sono 2.208 e la Commissione vuole fare luce soprattutto sul motivo per cui a Castelvetrano, paese natale della primula rossa della mafia Matteo Messina Denaro ci sia un numero sproporzionato di logge massoniche (ad esempio è famoso il caso del centro culturale di Trapani “Scontrino” che negli anni Ottanta si è scoperto ospitare ben sei logge massoniche: Iside, Iside 2, Osiride, Ciullo d’Alcamo, Hiram e Cafiero). La Commissione vuole scoprire sia se i legami tra Denaro e la “vecchia massoneria” (il nome della Scontrino viene fatto nella sentenza sulla morte del giornalista Mauro Rostagno, ucciso dalla Mafia il 26 settembre 1988, come un luogo che fungeva da paravento per diverse logge massoniche infiltrate dai mafiosi) siano ancora in essere e soprattutto il ruolo delle nuove logge e dei nuovi affiliati nel garantire la latitanza di Messina Denaro. Il sospetto è che il gran numero di logge, grembiuli e compassi serva per tenere in piedi una fitta rete di protezione attorno al boss latitante. Fino ad ora il GOI si è sempre trincerato dietro la legge sulla privacy spiegando che le richieste della Commissione costituivano istigazione a delinquere dal momento che avrebbero costretto il suo Gran Maestro a commettere un reato. Ci penserà ora la Guardia di Finanza a togliere questo peso dalla coscienza di Bisi.
 
Foto copertina via Facebook.com