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Sangalli Confcommercio, l’altra verità sulle presunte molestie

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Mentre il caso Sangalli dilaga in attesa dell’assemblea di Confcommercio, Giacomo Amadori su La Verità racconta un altro lato della storia che ha coinvolto il presidente dell’associazione e la segretaria che lo ha accusato di averla molestata nel 2012 ottenendo qualche anno dopo soldi con un accordo davanti a un notaio. Secondo tre dei sette vicepresidenti di Confcommercio Sangalli deve dare le dimissioni e scusarsi per l’accaduto, mentre il presidente sostiene che ci sia un accordo per estorcergli altro denaro e diffamarlo. Tutto parte dal gennaio 2018, quando nello studio del notaio che certifica la donazione di 212mila euro è presente non solo Sangalli, ma anche Francesco Rivolta, direttore generale di Confcommercio che qualche settimana fa lo stesso Sangalli ha licenziato:

Perché è stato coinvolto proprio lui? I giornalisti, in questo caso, non si sono fatti troppe domande. La spiegazione sembra darla Sangalli nella querela che ha recentemente consegnato ai magistrati, denunciando Rivolta, la Venturini e tre vicepresidenti di Confcommercio per estorsione e diffamazione: «A partire dal mese di novembre-dicembre 2017 ho cominciato a ricevere numerosi sms negli orari più disparati dal direttore generale, il quale apparentemente allarmato mi informava che Giovanna Venturini, sua strettissima collaboratrice, era ormai prossima a diffondere l’esistenza di una mia relazione affettiva con lei e, addirittura, delle molestie di cui poteva fornire ampia documentazione attraverso un filmato, risalente al 2012 girato dalla Venturini con il suo telefono cellulare».

francesco rivolta confcommercioViene quindi sintetizzato il video registrato dalla Venturini nell’ufficio di Sangalli e nell’articolo si spiega che la segretaria non pronuncia mai la parola “molestie”, ma la ben più diplomatica “attenzioni”. E si dice che Rivolta convinse Sangalli a pagare. Poi però Amadori aggiunge che Sangalli si è rivolto a un investigatore privato

E qui arriva la sorpresa. Il detective dà «evidenza della stabile relazione affettiva e di frequentazioni costanti a ogni ora del giorno e della notte e in diverse località, tra Rivolta e la segretaria» nello stesso periodo dei due bonifici, emergono «incontri privati ed effusioni tra i due nel periodo di massima intensità delle richieste estorsive». Per poterlo sostenere ha in mano prove video e fotografiche.

Per esempio secondo l’investigatore l’11 gennaio, «a una settimana dalla donazione», Rivolta e la segretaria, dopo aver lasciato l’ufficio, si recarono nella casa dell’uomo, da cui uscirono dopo circa due ore, per andare, a braccetto, a cena in un noto ristorante del centro di Roma. Verso mezzanotte i due presunti amanti «si scambiavano degli abbracci ed effusioni e si salutavano scambiandosi un bacio sulla bocca».

Si aggiungono quindi altri particolari dello stesso tenore. Che a questo punto rendono la storia ancora più ingarbugliata.

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