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La storia di Roberto Benigni che diffida Report

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Roberto Benigni diffida Report. Nella puntata in onda oggi c’è un’inchiesta che riguarda l’investimento flop di Benigni negli Umbria Studios di Papigno, vicino Terni. Appena vista l’anticipazione, il regista, come Matteo Renzi, ha fatto scrivere dal suo avvocato una lettera per diffidare la Rai dal mandare in onda il servizio.

La storia di Roberto Benigni che diffida Report

Benigni ha fatto scrivere dall’avvocato Michele Gentiloni Silverj, cugino del presidente del Consiglio e ha inoltrato ai vertici dell’azienda e della rete una diffida con richiesta danni per la puntata di domani, che racconta la vicenda degli studi di Papigno, una frazione di Terni, dove il regista toscano ha girato La Vita è Bella e Pinocchio. Raccontava ieri il Fatto Quotidiano:

Benigni aveva un progetto ambizioso: trasformare Papigno negli Umbria studios, un nuovo prestigioso polo cinematografico in grado di fare concorrenza anche a Cinecittà, come racconta lui stesso ridendo. La scelta imprenditoriale si rivela sciagurata, nonostante gli onerosi investimenti pubblici, tra fondi europei, statali e degli enti locali (Report li stima in 16 milioni di euro, anche se la cifra è contestata dall’avvocato di Benigni). Papigno si trasforma in un pozzo senza fondo, Benigni e Braschi – racconta Report – accumulano un passivo di ben 5 milioni di euro.
A quel punto arriva un intervento inaspettato: nel 2005 è proprio Cinecittà Studios, la società di Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Andrea Della Valle, a rilevare gli studi ternani e a farsi carico dei debiti di Benigni (a oggi avrebbero versato 3,9 dei 5 milioni di rosso). Papigno però non è stata rilanciata: oggi l’area è completamente abbandonata a se stessa, ha perso valore. Non si gira più un film e sono scomparsi i posti di lavoro (secondo le fonti consultate da Report almeno 200). Adesso Cinecittà sta per tornare in mani pubbliche. Oltre a un ’imponente mole di debiti accumulati da Abete e soci – spiega il giornalista Giorgio Mottola –lo Stato si ritroverà in pancia anche l’investimento in perdita di Benigni e Braschi.

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Gli studi di Papigno al centro della puntata di Report

Benigni non ha voluto rispondere alle domande del cronista di Report, limitandosi a una battuta: “Non sa quanti soldi ci ho perso”. Anche lui, come Renzi, ha preferito far parlare gli avvocati. E ha dimostrato anche di avere la memoria corta:

nel 2011, quando sulla trasmissione si allungava la minaccia della censura berlusconiana, fu tra i primi firmatari di un appello lanciato da Articolo 21 che si intitolava “Nessuno tocchi Report ”. Un documento dalle pronunce solenni: “Report è la principale trasmissione d’inchiesta della televisione italiana, quella conil miglior rapporto costo-ascolti e il più alto indice Qualitel (…). È il programma di approfondimento giornalistico che ha raccolto più riconoscimenti in Italia e all’estero. Report è uno dei simboli del servizio pubblico. Invieremo l’appello a tutte le associazioni, ai movimenti, ai siti internet che in questi anni si sono battuti contro ogni bavaglio e per affermare i principi contenuti nell’articolo 21 della Costituzione”. Proprio lei, la più bella del mondo.

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