Economia

Riforma Fornero e quota 100: come sarà

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Con la manovra, secondo la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF), verrà introdotta quota 100, ovvero il meccanismo che consentirà a tutti i lavoratori di andare in pensione a 62 anni di età se hanno almeno 38 anni di contributi. Non solo: circola anche l’ipotesi di bloccare il prossimo adeguamento dei requisiti vigenti alla speranza di vita: significa che dal primo gennaio 2019 non scatterebbero più i 5 mesi di aumento già decisi e quindi resterebbero le attuali soglie: 66 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia e 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne) per la pensione anticipata. In questo modo i lavoratori che non raggiungono quota 100 potranno uscire 5 mesi prima di aver compiuto 67 anni di età.

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L’ipotesi di riforma (Corriere della Sera, primo ottobre 2018)

In altri termini, i lavoratori che non raggiungessero «quota 100» (38 anni di contributi sono tanti) potrebbero comunque uscire 5 mesi prima dei 67 anni. Stesso discorso vale anche per chi accede alla pensione anticipata, tanto più che il governo non pare più intenzionato a ridurre a 41 il requisito contributivo, come promesso. Spiega oggi il Corriere:

Significa che chi volesse uscire avendo più di 62 anni dovrebbe comunque avere almeno 38 anni di versamenti, quindi: 63+38, quota 101; 64+38, quota 102; 65+38, quota 103; 66+38, quota 104. Questo sistema permetterebbe a circa 400mila lavoratori in più all’anno di andare in pensione dal 2019 in poi e costerebbe tra 8 e 8,5 miliardi il primo anno e circa un miliardo in più negli anni successivi. Le altre combinazioni possibili (63+37; 64+36) sono state scartate perché i costi sarebbero aumentati troppo.

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