Economia

Renzi e il veto al bilancio UE

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Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselboem ha gelato la svolta della Commissione Europea a favore di un attivismo di bilancio per promuovere una manovra espansiva di 50 miliardi a livello dell’unione monetaria in termini aggregati. È stato questo il senso delle sue dichiarazioni all’audizione della commissione parlamentare affari economici e monetari. L’Eurozona, ha sostenuto, “non è ancora abbastanza stabile” per procedere in un percorso di espansione di bilancio e un tale percorso può essere imboccato solo dai paesi “che hanno uno spazio di bilancio per poterlo fare”. E in primo luogo il compito della Commissione e’ far rispettare le regole del patto di stabilità “per tenere insieme la zona euro”. È solo un assaggio della discussione che avranno i ministri finanziari lunedì prossimo a Bruxelles. La ‘svolta’ comunitaria è stata già bocciata dal ministro delle finanze tedesche Wolfgang Schaeuble.

Renzi e il veto al bilancio UE

Secondo Dijsselbloem “è importante che siano rispettati gli impegni per raggiungere l’equilibrio di bilancio in termini strutturali”. Richiesto di spiegare se fosse d’accordo o meno con la valutazione della Commissione europea sulla necessita’ di assicurare all’economia un sostegno “moderatamente” espansivo del bilancio in termini aggregati nella zona euro, il presidente dell’Eurogruppo ha detto che lo spazio di bilancio esiste nei paesi in cui lo scarto tra crescita potenziale e crescita effettiva “si è chiuso”, ma dove esiste ancora “tale spazio non c’e'” (e’ questo per esempio il caso dell’Italia). E ancora: “I paesi che fanno parte dell’unione monetaria si trovano in punti diversi del ciclo economico, il concetto di ‘fiscal stance’ (posizione di bilancio) per la zona euro è molto complesso, si dice che sarebbe necessaria una politica di bilancio moderatamente espansiva della zona euro, ma di quale parte della zona euro stiamo parlando? La Commissione su questo non ha risposto”. Per Jeroen Dijssebloem il primo dovere della Commissione è “far rispettare il patto di stabilita’” e fra questo compito e la proposta di una ‘svolta’ espansiva puà esserci “qualche tensione”. Difficile dire come andrà la discussione tra i ministri lunedì prossimo. Dijsselbloem ha volutamente ricordato che all’Eurogruppo non c’è solo un ministro, bensi’ ce ne sono 19. In polemica diretta con il commissario agli affari economici Pierre Moscovici che, presentando la proposta di un’azione espansiva pari allo 0,5% del pil nella zona euro, si era lasciato scappare che la Commissione sta agendo come un ‘ministro’ della zona euro.

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Le posizioni in campo (Il Sole 24 Ore, 30 novembre 2016)

Furiosa la reazione dell’Italia, riportata oggi dal Corriere della Sera: «Dijsselbloem non ha consapevolezza di quello che accade in Italia» — ha replicato Renzi, che pur ha ottenuto da Schäuble un “se fossi italiano voterei Sì” sul voto del 4 dicembre —. Il giorno dopo il referendum, se le cose andranno bene, chiederò al Parlamento di poter mettere il veto sul bilancio europeo, se l’Unione non cambia atteggiamento sulla politica sui migranti». Per il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda «Dijsselbloem sta prendendo una cantonata, cosa che fa abbastanza regolarmente». Padoan si è detto «relativamente ottimista» perché «il debito si sta stabilizzando».

La lite con Dijsselbloem

Il Sole 24 Ore spiega cosa ci si sta giocando in sede europea:

Il 16 novembre scorso, notando che la posizione di bilancio della zona euro è neutrale, Bruxelles aveva annunciato che il fiscal stance deve diventare moderatamente espansivo, consentendo un aumento del deficit aggregato dello 0,5% del Pil (si veda Il Sole 24 Ore del 17 novembre). Secondo l’esponente olandese, «non è saggio stimolare ulteriormente la crescita in un momento in cui l’output gap (vale a dire lo scarto tra crescita reale e crescita potenziale, ndr) si sta riducendo» nei vari paesi europei. Il presidente dell’Eurogruppo ha anche notato che nell’esortare i paesi a spendere di più Bruxelles rischia di mettere a rischio la corretta applicazione del Patto. La reazione del ministro non è dissimile da quella del presidente della Bce Mario Draghi.
Parlando all’Ansa un portavoce della Commissione ha risposto che la proposta di Bruxelles «tiene pienamente conto dei requisiti del Patto» e «segnala la necessità di sostenere la ripresa in questo momento». Dietro alla posizione del presidente dell’Eurogruppo e della stessa Germania, anch’essa critica, si nascondono due considerazioni: il desiderio di evitare derive ai propri conti pubblici nazionali e il timore che la scelta comunitaria possa indurre i paesi con debiti elevati a frenare il loro risanamento. Della questione, i ministri discuteranno lunedì prossimo in una riunione ministeriale. Lo stesso commissario agli affari monetari Pierre Moscovici aveva detto di prevedere una discussione animata.

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La Ue secondo la Commissione (Il Messaggero, 30 novembre 2016)

Le critiche del presidente dell’Eurogruppo “mirano a difendere gli interessi a breve termine di un solo Paese: la Germania”, ha quindi dichiarato la capodelegazione degli eurodeputati Pd Patrizia Toia, mentre “il dovere della Commissione è quello di pensare agli interessi di tutti i Paesi europei”. “Non è un’iniziativa unilaterale”, anzi, “la Commissione è pienamente nel suo ruolo”, si è infatti difesa Bruxelles, che ritiene di aver tenuto “pienamente conto dei requisiti del Patto” ma anche della “necessità di sostenere la ripresa in questo momento”. La partita si giocherà lunedì e martedì prossimi a Eurogruppo ed Ecofin, date scelte da tempo ma immediatamente successive al referendum italiano, dove atterreranno sul tavolo dei ministri le raccomandazioni della Commissione.
Foto copertina da Istituto Lupe