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«Regione Lombardia ha ignorato l’allarme e ha perso 45 giorni per contenere l’epidemia»

I dottor Poidomani, da oltre 35 anni medico di famiglia a Cividate al Piano, si è ammalato di Covid e su quello che è successo tra Alzano e Nembro si è fatto un’idea chiara

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Il Messaggero oggi fa il punto sulle indagini della procura di Bergamo per la mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e sulla questione delle 110 polmoniti anomale rilevate a fine dicembre nel territorio. Nelle oltre cinquanta denunce depositate da chi ha perso un familiare alla procura di Bergamo, che indaga per epidemia colposa, si legge tra l’altro: «La Regione Lombardia sapeva del rischio epidemia sin dal 22 gennaio. Quel giorno il ministero della Sanità diramò una circolare che informava del pericolo del virus e le invitava le Regioni a organizzarsi. Tanto è vero che l’assessore al Welfare Giulio Gallera convocava il 23 gennaio una riunione urgente, si suppone per dare seguito alle indicazioni ministeriali e predisporre un piano antipandemia per la  Lombardia».

I pm hanno ascoltato i medici dell’ospedale di Alzano Lombardo, focolaio dell’epidemia, e hanno chiesto all’Ats altri dati fondamentali: gli accessi al pronto soccorso, le richieste di radiografie e tac al torace prescritte dai medici di famiglia, il consumo di antibiotici utilizzati nelle complicanze batteriche di polmoniti virali. In Val Seriana i medici di base hanno segnalato un’ondata di polmoniti «strane». Nessuno ha pensato di svolgere approfondimenti e si arriva al 31 gennaio, con la delibera del Consiglio dei ministri che dichiara lo stato di emergenza per patologie da agenti virali trasmissibili.

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Coronavirus: i numeri del primo luglio (Il Messaggero, 2 luglio 2020)

Il quotidiano intervista anche il dottor Pietro Poidomani, classe 1954, da oltre 35 anni medico di famiglia a Cividate al Piano, 5.000 abitanti nella bassa bergamasca, che si è ammalato di Covid e su quello che è successo tra Alzano e Nembro si è fatto un’idea chiara:

«La Regione Lombardia è stata capace di ignorare l’allarme arrivato  dal territorio perdendo almeno 45 giorni preziosi per contenere l’epidemia. Ha avuto un atteggiamento indolente sia nei confronti delle circolari dell’Oms, sia delle contromisure da mettere in campo. C’era un piano pandemico, ma solo sulla carta proprio a causa dell’inerzia. E questo ha causato migliaia di morti».

Secondo lei, dottore, il disastro  si sarebbe potuto evitare?
«Attorno a fine dicembre noi medici di base abbiamo cominciato a rilevare casi di pazienti con tosse persistente, febbre costante e molto provati. Mi sono accorto che nella saturazione  dell’ossigeno c’era qualcosa che non funzionava, ci trovavamo di fronte a forme interstiziali che non sapevamo valutare. Lo stesso tipo di strane polmoniti che ora l’Ats certifica erano già state notate, ma sui nostri allarmi nessuno ha deciso di indagare, di approfondire alcunché. Io ne ho parlato con alcuni colleghi e ho trovato la conferma. In quel periodo la Cina aveva chiuso in casa milioni di persone ed era arrivata alla Regione anche la segnalazione del ministero della Salute. Ma niente, abbiamo buttato via almeno 45 giorni»

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