Economia

Regime dei minimi e gestione separata: così il governo Renzi alza le tasse ai freelance

REGIME DEI MINIMI proroga 2015

Il governo degli startuppers alza le tasse ai freelance. Con l’approvazione della legge di stabilità 2015 saltano all’occhio le modifiche fiscali alla gestione separata e al regime dei minimi. Il nuovo regime dei minimi vedrà aumentare l’aliquota dei «tec­nici» dal 5% al 22,48%, la porterà al 23,77% per l’area economico-sociale, aumenterà al 24,58% per quella sani­ta­ria e al 25,11% per l’area giuridica. Sarà possibile utilizzare il regime dei minimi per i redditi cumulati fino a 20mila euro. Dal nuovo sistema sono esclusi i lavoratori dipendenti e assimilati prevalenti dalle agevolazioni, per chi supera la soglia dei 20.000 euro.

regime dei minimi
Le nuove soglie del regime dei minimi

IL NUOVO REGIME DEI MINIMI
Per la Con­fe­de­ra­zione Ita­liana Libere Pro­fes­sioni del Lazio il nuovo regime dei minimi con­te­nuto nella legge di Sta­bi­lità in discus­sione al Senato com­por­terà un incre­mento della tas­sa­zione dei gio­vani pro­fes­sio­ni­sti del 500% circa. Su un red­dito medio ipo­tiz­zato di 19 mila euro, se nel 2014 si paga­vano 900 euro di Irpef-sostituto d’impresa, con la riforma in arrivo nel 2015 si sbor­seranno oltre 4 mila euro. Su base men­sile que­sto signi­fica un taglio di 200 euro almeno su un red­dito men­sile da 1400 euro.Questo rove­scio riguarda i pro­fes­sio­ni­sti under 40, i coe­ta­nei del pre­si­dente del Consiglio. Il vecchio regime dei minimi aveva una tassazione unica al 5%, nella quale si ricomprendevano Irpef, addizionali e Irap. Il limite massimo di reddiot era di 30mila euro, e le agevolazioni valevano per cinque anni o fino al compimento del 35esimo anno di età del professionista. La tassazione sale dal 5 al 15%, l’asticella dei 30mila non vale più se non per alcune professioni. Non sarà più possibile scaricare le spese, e cambiano, spiega Panorama, i coefficienti di redditività:

Ad essi poi si applicheranno i cosiddetti coefficienti di redditività, che andranno a definire il reddito su cui applicare l’aliquota del 15%. In pratica un professionista tipo avvocato o commercialista che dovesse ottenere introiti per 20mila euro, ossia il massimo consentito dalle tabelle, si vedrebbe applicare un coefficiente del 78%, con un reddito definitivo di 15.600 euro e una esborso fiscale di 2.340 euro. Stando così le cose, bisognerà valutare bene se converrà aderire al regime dei minimi, tenendo presenti i livelli massimi di reddito e il coefficiente di redditività della propria professione, oppure optare per il regime ordinario dove si pagheranno più tasse ma si potranno però dedurre le spese sostenute.

Cancellato invece il limite dei cinque anni, e questa sembra essere l’unica novità positiva. Chi già paga le tasse con il regime dei minimi avrà una fase transitoria che permetterà di mantenere l’attuale regime agevolato.
LA GESTIONE SEPARATA
Per Andrea Dili, pre­si­dente di Con­f­pro­fes­sioni Lazio — tale ina­spri­mento «spin­gerà fuori dal mer­cato oltre 300 mila pro­fes­sio­ni­sti. Non si com­prende per­ché il governo dichiara di pun­tare sui gio­vani, com­pe­tenze e qua­li­fi­ca­zione pro­fes­sio­nale e nei fatti fini­sce per affos­sare uno dei com­parti più gio­vani, inno­va­tivi e dina­mici del mer­cato del lavoro». Il caso è stato sol­le­vato prima da Acta, Alta par­te­ci­pa­zione e Con­fas­so­cia­zioni nell’appello «Non siamo i ban­co­mat dello Stato».