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La storia della querela della Lega alla Sciarelli per la mail sul “genocidio sanitario” in Lombardia

La scorsa settimana il deputato del Carroccio e segretario della bicamerale Massimiliano Capitanio ha annunciato una querela nei confronti di Chi l’ha visto? per aver letto in trasmissione la lettera di una donna che accusava la gestione della Regione Lombardia nell’emergenza Coronavirus. Ieri sera in trasmissione la sorpresa: ecco chi è la signora che ha scritto la missiva

La scorsa settimana il deputato del Carroccio e segretario della bicamerale Massimiliano Capitanio ha annunciato una querela nei confronti di Chi l’ha visto? per aver letto in trasmissione la lettera di una donna che accusava la gestione della Regione Lombardia nell’emergenza Coronavirus: “La Lega presenterà una interrogazione, un esposto ad Agcom e una querela nei confronti di Federica Sciarelli”.

Chi l’ha visto? e la lettera di Vittoria Gervaso sul genocidio sanitario della Regione Lombardia

“Tra i tanti esposti alla sua attenzione – dice il parlamentare – ce n’è uno in arrivo su cui chiederemmo un suo intervento urgente e perentorio e cioè il fatto gravissimo che si è verificato ieri sera durante la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’, dove assolutamente fuori contesto e fuori dal mandato editoriale, la conduttrice Federica Sciarelli e anche la redazione hanno diffamato la Regione Lombardia, leggendo una mail di una qualunque ascoltatrice, condita di falsità e di iperboli assolutamente inaccettabili in questo momento gravissimo e delicato per la nostra democrazia e tenuta sociale, ha diffamato il partito della Lega attribuendo un reato gravissimo, ovvero l’invito ad impiccare Silvia Romano, ad un esponente della Lega, quando questo cittadino – tiene a precisare l’esponente del Carroccio – non è assolutamente un tesserato della Lega”. Di qui l’annuncio di una interrogazione, un esposto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e la querela a Sciarelli.

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Ma cosa diceva la lettera? Firmata da Vittoria Gervaso, la missiva accusava la Regione di “genocidio sanitario” perché “soltanto pochi privilegiati hanno diritto ai tamponi, come i calciatori che li fanno ogni quattro giorni, e altri pochi eletti, selezionati da chi ne ha il potere. Per gli altri è un reato. Ci impediscono di poter vigilare sulla nostra sopravvivenza e perfino di controllarci con i nostri mezzi”. E ieri durante la trasmissione è arrivata la testimonianza del giornalista Roberto Gervaso: la lettera, che secondo alcuni era inventata, è stata scritta dalla moglie: «La conosco da cinquant’anni, direi che esiste. Sono testimone della lettera che lei ha scritto in assoluta buona fede. Io non sono un eversore, non sono un sovversivo, sono un liberale, un liberista e un libertino. Ma voglio più tamponi e meno querele. Questa non è una faccenda politica e spero che qui si chiuda la faccenda. Ho un solo rammarico: non essere stato io l’autore di questa lettera».

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