Economia

Perché i prezzi delle case caleranno per altri tre anni

prezzi delle case

Al netto dell’inflazione – rispetto ai picchi del 2008 – il mercato immobiliare ha già scontato un calo del 30,35%. Ma i prezzi delle case continueranno a scendere per altri tre anni, come racconta oggi Libero in un articolo che cita un rapporto di Nomisma. Per il 2017 si attendono prezzi in flessione dello 0,9% per le abitazioni in 13 grandi città, dell’1,5% per gli uffici e dello 0,9% sui negozi. E anche nell’anno successivo ci si aspetta variazioni negative, anche se minime: -0,2 % per le abitazioni, -0,8% per gli uffici e -0,1% per i negozi.

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I prezzi delle case in tredici città campione (Libero, 27 marzo 2017)

Nel rapporto si prevede una ripresa per i prezzi delle case soltanto dal 2018 e dal 2019, ma con incrementi da zero virgola. Questo perché, spiega il quotidiano, il problema è che le banche (loro malgrado), stanno per scaricare sul mercato, e a prezzi da super saldo, la bellezza di 46 miliardi di crediti immobiliari incagliati (Npl, Non perfoming loan). E non si tratta di qualche scantinato o scampolo immobiliare di risulta.

In ballo ci sono decine di migliaia di immobili (per lo più beni strumentali, terreni o capannoni), che sono stati comprati nel pieno del picco (intorno al 2008), salvo poi andare a sbattere con la crisi e finire sul groppone del sistema bancario. Capannoni sì, ma anche il sogno (immobiliare), di una vita di ben 200mila famiglie. Insomma, case, appartamenti e villette. Stando all’analisi di Nomisma arriveranno a maturazione – prevalentemente al Centro Nord ma anche al Sud – un gran numero di abitazioni acquistate che i legittimi proprietari (del debito), non sono stati in grado di pagare.

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Previsione dei prezzi delle case e prestiti deteriorati (Libero, 27 marzo 2017)

Morale: le banche le hanno rilevate, magari con i nuclei familiari dentro. E ora provano a cedere questi crediti incagliati, rischiando di deprimere ulteriormente il mercato. Il problema è che i famosi 46 miliardi di Npl immobiliari in sofferenza vengono messi in cessione con uno sconto a bilancio di oltre il 73,7%. «Ma non è detto che questi beni, già in forte saldo, riescano ad ottenere un ritorno effettivo del 27%». Insomma, gli scenari immobiliari sono tutt’altro che rosei. «Lo smaltimento delle scorie di quella sbornia», sintetizza il rapporto Nomisma, «richiederà un percorso di recupero lungo e tormentato, come testimoniano le odierne vicissitudini di imprese di costruzioni e banche, alle prese con le conseguenze dirette di fenomeni che non mancheranno di avere anche pesanti effetti indotti».