Economia

Il piano di Marine Le Pen per uscire dall'Euro

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Marine Le Pen ha in mente un piano per far uscire la Francia dall’euro e riconquistare la tanto agognata sovranità monetaria. Più che di un’uscita individuale, che in ogni caso sarebbe condizionata all’esito di un eventuale referendum, la leader del Front National pensa a qualcosa di più complesso, lo ha detto durante un’intervista su BMFTV con Jean-Jacques Bourdin incentrata al programma di governo del FN qualora la Le Pen venisse eletta Presidente della Repubblica. La Francia tornerà sì al franco come moneta nazionale ma al tempo stesso la Le Pen sogna un ritorno ad una moneta comune europea che è cosa diversa dalla moneta unica. 
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A chi giova il ritorno dell’Ecu?

Questa moneta comune europea dovrebbe essere – la Le Pen non è stata molto chiara in merito – qualcosa di simile all’Ecu, ovvero la moneta comune – virtuale perché non è mai stata coniata – che nel 1999 è stata rimpiazzata dall’Euro (il tasso di cambio era un Ecu per un Euro). Con una moneta comune simile all’Ecu si tornerebbe ad una situazione in cui ci sarebbero di nuovo le monete nazionali (e quindi la mitica sovranità monetaria) ma per realizzare questo ambizioso obiettivo la Francia governata dal Front National dovrebbe trovare un qualche genere di accordo con altri paesi europei in modo da dare vita ad una coalizione “anti Merkel” per riportare in vita l’Ecu. La Le Pen pensa soprattutto ai paesi dell’Europa del Sud, Portogallo, Spagna e ovviamente anche Italia. L’idea è quella di utilizzare il Franco (e le monete nazionali degli altri paesi aderenti a questo progetto) per gli scambi interni mentre all’estero gli stati potranno utilizzare l’Ecu. Questo non significa che i francesi avranno materialmente in tasca due valute, come ha successivamente precisato il parlamentare del FN Florian Philippot: “una moneta basata sul modello dell’Ecu non sarebbe una valuta che ognuno avrebbe nel portafoglio o sul suo conto corrente, sarebbe una moneta di scambio tra stati” la nuova moneta comune potrebbe anche essere solo una moneta transitoria, ha aggiunto Philippot senza però spiegare verso cosa. Ma perché la Le Pen ha proposto il ritorno alla moneta comune invece che – poniamo – una uscita unilaterale della Francia dall’Euro? La risposta sta nel  funzionamento della moneta comune che aveva un tasso semi-fisso di cambio con alcuni “rari” aggiustamenti. Insomma “protetta” dalla moneta comune la moneta nazionale, finalmente sovrana, potrebbe tornare a brillare in tutto il suo splendore nelle tasche e nei cuori dei francesi evitando quelle terribili e fastidiose fluttuazioni valutarie che hanno colpito ad esempio la sterlina (che non era nell’Euro) dopo l’annuncio della Brexit. 
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Come puntualizza Phastidio però c’è più di qualche problema in un modo decisamente troppo ottimistico di vedere le cose. Innanzitutto c’è la questione della gestione della politica monetaria: è vero che  l’Ecu era una sorta di “serpente monetario” (il riferimento è all’immagine del movimento di un serpente in un tunnel il cui serpeggiare è limitato dalle pareti della galleria) ma è bene precisare che a gestire la moneta comune non era una banca centrale (come è invece il caso dell’Euro) ma erano le singole banche centrali nazionali di comune accordo tra loro. Va da sé che alcune banche centrali abbiano maggior peso (e maggior potere) di altre. Questo significa che l’eventuale sovranità monetaria francese andrebbe probabilmente a discapito di paesi più “deboli” (basta guardare la lista dei possibili alleati in questa impresa per capire quali saranno). C’è poi un’altra questione, importante per i francesi e importantissima per tutti gli altri: che fine faranno i debiti esteri della Francia? Verranno convertiti in franchi (o nelle altre monete nazionali) o in ECU? All’agenzia Reuters la Le Pen ha dichiarato durante la conferenza stampa di inizio d’anno che nel caso venisse eletta alla Presidenza il debito nazionale francese sarebbe espresso nella nuova moneta nazionale. Di sicuro sarebbe una situazione vincente per la Francia, meno per le eventuali altre valute nazionali “deboli”  resuscitate da quei governi che decideranno di seguire la Le Pen sulla strada della “nuova” vecchia moneta comune europea.

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