Economia

Perché la Svizzera ha sganciato il franco dall'euro

Una mossa a sorpresa che i mercati non hanno preso bene. La Banca Centrale Svizzera (SNB) ha abbandonato la soglia minima di 1,20 per il cambio euro-franco, sganciando così la sua divisa dal vincolo nato qualche anno prima e che però in alcuni mesi la stava zavorrando. Di seguito è arrivato lo smottamento per le altre valute, con l’euro che è arrivato ai minimi degli ultimi anni sul dollaro, e soprattutto ha scatenato un’ondata di vendite alla Borsa di Zurigo, che è arrivato a perdere il 12%, e di acquisti di titoli di Stato elvetici. La motivazione della scelta, non nascosta da SNB, è da trovarsi nel prossimo lancio del quantitative easing da parte della Banca Centrale Europea.

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Il cambio franco-euro (Financial Times)

PERCHÉ LA SVIZZERA HA SGANCIATO IL FRANCO DALL’EURO
Thomas Jordan, presidente del consiglio di amministrazione della banca centrale, ha difeso la decisione, dicendo che una volta che era chiaro che la politica non fosse più sostenibile, è stato importante agire in fretta. «È meglio farlo ora che tra sei o 12 mesi, quando avrebbe fatto male di più», ha detto. Simon Derrick, capo stratega di mercato a BNY Mellon, ha detto che l’istituto centrale aveva chiaramente previsto un enorme aumento degli afflussi verso le attività in franchi nei prossimi giorni e ha cercato di non fornire agli acquirenti un tasso artificialmente a buon mercato». La banca, secondo l’analista, non ritiene che la crisi russa possa intensificarsi. L’amministratore delegato della Swatch ha parlato di “tsunami” per l’export svizzero. L’euro intanto ha toccato un nuovo minimo da 11 anni sul dollaro, arrivando a 1,1571 rispetto alla valuta americana, per poi rinculare fino a 1,17. Sul franco poi la valuta condivisa ha segnato il nuovo minimo storico assoluto: 1 euro a 0,8422 franchi, ben sotto la parità che non era mai stata infranta al ribasso. Un valore che corrisponde alla metà esatta del rapporto di cambio sul franco con cui era stato lanciato l’euro nel 1999, pari a 1,6 e con un massimo a 1,6792 nell’ottobre del 2007. Il franco per pate sua è schizzato al rialzo su tutte le divise globali, con un massimo da oltre 30 anni sulla moneta giapponese, 138 yen (il livello più alto dal 1980). Il dollaro è crollato di circa il 15 per cento fino a 0,7187 franchi, per poi recuperare qualcosa a 0,8792. La Banca centrale elvetica ha giustificato la svolta di oggi proprio con la necessità di riequilibrare il rapporto con il biglietto verde. La soglia minima sull’euro era stata adottata in piena crisi sui debiti pubblici nell’area valutaria, quando i continui cali della moneta condivisa (e speculari rafforzamenti del franco) stavano diventando una minaccia grave sulle esportazioni svizzere. La situazione attuale è ben diversa. I recenti pesanti cali dell’euro non sono dovuti ad una crisi sistemica ma all’andamento divergente delle politiche monetarie di Bce e Fed americana, destinato a proseguire. Mantenere il rapporto minimo ha implicato un deprezzamento del franco sul dollaro che non veniva ritenuto più giustificato né opportuno, ha spiegato la Banca nazionale svizzera. Contestualmente è stato deciso un taglio dei tassi di interesse, già negativi, fino a -0,75, per evitare che l’atteso (e puntualmente verificatosi) apprezzamento del franco non finisse per creare una stretta monetaria non voluta. L’istituzione svizzera ha comunque precisato che continuerà a tenere conto del fattore cambi valutari nella sua politica monetaria, e che se necessario resterà attiva sui mercati.

UN NUOVO INTERVENTO A BREVE?
E secondo alcuni analisti sarà costretta ad intervenire in tempi brevi. Perché da un lato la scelta potrebbe esser stata anche dettata dalla difficoltà che una valuta che si indebolisce crea nell’attrarre capitali esteri, così cruciali per il sistema bancario elvetico. Dall’altro però rappresenta una mazzata terribile per gli esportatori svizzeri, che di colpo vedono le loro merci rincarate di quasi il 15 per cento sull’area del dollaro (e tutte le economie agganciate al biglietto verde) e di quasi il 30 per cento sull’area euro. Sembra questo il fattore chiave alla base del crollo di Zurigo, che comunque riflette anche l’aggiustamento dei corsi azionari ad una valuta di riferimento improvvisamente più forte. «Riteniamo che la banca nazionale svizzera sarà presto costretta a intervenire contro i rafforzamenti sull’euro», hanno affermato gli analisti di Capital Economics citati dall’Ansa, che ha anche riportato una nota degli analisti di IGForex: «Il sentore che la Snb non sarebbe stata in grado più di difendere il floor era emerso già la scorsa settimana – si legge – quando si era diffusa la notizia del nuovo record in valuta estera raggiunto dalla Banca centrale (quasi 500 miliardi di dollari). Le vendite di franchi svizzeri sul mercato da parte della Banca centrale degli ultimi mesi hanno incrementato il livello delle riserve in dollari ed euro, a scapito della valuta nazionale. Il mercato, però, non si aspettava una simile decisione, almeno questa settimana. Crediamo, infatti, che la Snb abbia deciso di anticipare un eventuale fallimento nella difesa del floor che sarebbe potuto accadere il 22 gennaio, quando la Bce avrebbe annunciato il nuovo piano di QE. Difatti, proprio la mossa di oggi della SNB potrebbe avvalorare la tesi di un intervento della Banca centrale europea la prossima settimana. Si è trattato, quindi, solo di una questione di tempo». Un grande impatto negativo sull’economia del paese si aspetta invece il Global Chief Investment di UBS, Marke Haefele, secondo cui i mercati resteranno volatili nel breve periodo.
Immagine copertina da IBTimes