Economia

Pensioni, l'ipotesi di uscita precoce con 41 anni di contributi

Il Sole 24 Ore racconta oggi che l’istruttoria tecnica sugli interventi in favore dei lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno lavorato uno o più anni tra i 14 e i 18 anni di età, sta andando molto avanti. L’ipotesi d’intervento prevede il riconoscimento di un bonus contributivo di 4 o 6 mesi per consentire l’uscita dal lavoro anche con 41 anni di contributi complessivi.

In questo caso la misura arriverà se il “paletto” sarà stretto: si ragiona su “precoci veri” con non meno di uno o due anni pieni di versamenti negli anni giovanili, altrimenti la platea dei beneficiari diventerebbe troppo grande. Le altre ipotesi più avanzate riguardano le ricongiunzioni gratuite dei contributi versati in diverse gestioni e la semplificazione dei requisiti per i lavoratori impiegati in mansioni “usuranti” (dal 2011 al 2015 sono riusciti a pensionarsi con i requisiti ridotti solo 2mila lavoratori sugli 11mila che hanno presentato domanda). Ma anche altre opzioni avanzano in vista del nuovo round politico Governo-sindacati annunciato tra fine luglio (probabilmente il 29) e inizio agosto.
È il caso dell’estensione del bacino della “no tax area” di cui attualmente possono beneficiare i pensionati “under 75” con un reddito inferiore ai 7.750 euro annui e gli “over 75” con assegni annuali non superiori agli 8mila euro. L’idea è di alzare il tetto per tutti i pensionati a 8.124 euro allineandolo a quello già previsto per i lavoratori dipendenti. Una misura nata come alternativa a quella sul rafforzamento delle 14esime per i pensionati, che però sembra ora destinata a marciare autonomamente. La sua collocazione nel pacchetto previdenza da inserire nella prossima manovra autunnale potrebbe dipendere solo dalla reale dote disponibile, che per 600 milioni sarebbe già ipotecata dall’Ape e che potrebbe risentire della scelta di allargare la platea (o aumentare “l’assegno”) delle 14esime.

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Pensioni, le ipotesi di uscita precoce (Il Sole 24 Ore, 23 luglio 2016)