Economia

Pensioni, cosa succede agli esclusi da Quota 100

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Per gli esclusi da Quota 100 la Nadef non prevede norme per armonizzare le regole di uscita dopo la sperimentazione che finisce nel 2021. Per ora sul tavolo della maggioranza ci sono solo le proroghe di Ape sociale e Opzione donna.

Pensioni, cosa succede agli esclusi da Quota 100

Il Sole 24 Ore oggi spiega che alla fine del 2021, senza un’armonizzazione, per gli esclusi ci sarà un aumento secco di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento. E spiega con un esempio il caso limite di Giovanni e Luca, che hanno lavorato 38 anni nella stessa azienda ma il primo è nato nel dicembre del 1959 e il secondo nel gennaio del 1960.

Giovanni andrà in pensione (se lo vorrà) a 62 anni, mentre Luca dovrà optare tra un pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi nel 2026 o il pensionamento di vecchiaia con 67 anni e nove mesi, addirittura nel 2029. Un “super scalone” che supera quello della vecchia riforma Maroni (legge 243/2004), quando venne introdotta una differenza di tre anni lavorativi tra chi avrebbe maturato il diritto alla pensione il 31 dicembre del 2007 e chi lo avrebbe fatto il primo gennaio del 2008. Dodici anni fa per evitare che a circa 130mila lavoratori venisse impedito di andare in pensione subito si fece la riforma Damiano, con un aumento della spesa pensionistica di 65 miliardi nel decennio successivo.

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Pensioni, gli esclusi da quota 100 (Il Sole 24 Ore, 3 ottobre 2019)

Ma nel 2022, in assenza di nuove regole di flessibilità generalizzate, quanti saranno gli “esodati di Quota 100”? E quanto costerà la loro salvaguardia? E le clausole Iva da disinnescare, nel frattempo, a quanto ammonteranno? Al momento, vale ricordalo, l’insieme delle agevolazioni pensionistiche varate a gennaio dovrebbe valere 48 miliardi di maggiore spesa nel periodo 2019-2028. Mentre tra il 2021 e il 2022 la spesa pensionistica, anche per effetto di “Quota 100”, sfonderà la soglia psicologica dei 300 miliardi. E alla fine del 2021 scade pure l’attuale schema di indicizzazione delle pensioni all’inflazione, che prevede 7 fasce anziché 5 e cambia marginalmente le percentuali di adeguamento ai prezzi (nel triennio questa misura, che tocca 5 milioni di pensionati, ha garantito risparmi per 3,6 miliardi). Anche in questo caso tornare al vecchio regime farà risalire la spesa.

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