Economia

Pensione flessibile: la soluzione INPS per uscire dal lavoro prima

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Il Messaggero pubblica oggi un riassunto della proposta INPS di uscita con penalizzazioni calcolato dalla UIL, che costa 1755 euro l’anno per un trattamento di 1500 euro mensili. La proposta dell’INPS prevede che ogni anno di uscita anticipata debba costare il 3% dell’assegno, ovvero, appunto, 1755 euro l’anno per una pensione mensile lorda di 1500 euro: questo è il livello minimo per chiedere l’anticipo secondo Boeri. Un’altra opzione prevede 4100 euro l’anno nel caso di anticipo di tre anni per una pensione lorda di 3500 euro mensili.

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L’infografica del Messaggero sulle pensioni flessibili (29 marzo 2016)

In pratica – spiega il sindacato in una nota – si perderebbe oltre una mensilità l’anno. «La penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo – argomenta la Uil – avrebbe un costo troppo alto per i lavoratori. Un taglio lineare, inoltre, graverebbe maggiormente sulle spalle di chi percepirà trattamenti più bassi: chiedere un sacrificio di 135 euro al mese a chi ne percepisce 1500 euro lordi comporterebbe una notevole perdita. La Uil è contraria a una flessibilità costruita sulle spalle dei lavoratori, già fortemente penalizzati da tutti gli interventi sulla previdenza». «Abbiamo ipotizzato – si legge in una nota del servizio politiche previdenziali della Uil – che un lavoratore possa accedere alla pensione con un anticipo rispetto all’ età anagrafica attualmente richiesta (66 anni e 7 mesi) fino ad un massimo di 3 anni. Abbiamo poi applicato una penalizzazione pari al 3% del trattamento spettante al momento del pensionamento per ogni anno di anticipo. Va inoltre valutato che anticipando la pensione la quota contributiva sarà inferiore, quindi la differenza teorica tra il trattamento decurtato ed il trattamento percepito con un pensionamento a 66 anni e 7 mesi sarebbe maggiore».