Economia

Paul Krugman e le cose che andranno di male in peggio

Paul Krugman sul New York Times e su Repubblica di oggi analizza la crisi della Cina e lo stello dell’economia mondiale:

Non essendo più America ed Europa destinazioni allettanti, l’eccesso globale di risparmio andò alla ricerca di altre bolle da gonfiare. E le trovò nei mercati emergenti, spingendone le valute ad altezze insostenibili, per esempio il real brasiliano. Tutto ciò non poteva durare,e difatti non è durato: ci troviamo ora nel bel mezzo di una crisi dei mercati emergenti che ad alcuni osservatori ricorda la situazione degli anni Novanta in Asia. Sì, proprio la stessa dalla quale ha avuto tutto inizio. E dunque: in quale direzione si sposterà l’indicatore della sovrabbondanza? Che domande! Di nuovo verso l’America, dove un afflusso fresco fresco di capitali stranieri ha spinto il dollaro al rialzo, minacciando ancora una volta di rendere non competitiva la nostra industria. Che cosa provoca questa sovrabbondanza globale? Probabilmente, un mix di fattori diversi. La crescita della popolazione sta rallentando in tutto il mondo, e malgrado tutto il gran parlare di tecnologia non sembra proprio che essa stia creando una produttività in eccedenza o una grossa domanda di investimenti delle imprese.

SVALUTAZIONE YUAN CINA
La svalutazione dello yuan (Il Sole 24 Ore, 13 agosto 2015)

L’ideologia dell’austerità,che ha portato a una debolezza della spesa pubblica senza precedenti, ha aggravato ancor più il problema. E per finire, la bassa inflazione in tutto il mondo – che significa bassi tassi di interesse anche quando le economie sono in piena espansione – ha ridotto al minimo i margini per tagliare i tassi quando le economie subiscono un crollo rapido e improvviso. A prescindere da qual è il mix preciso delle varie cause di questo fenomeno, ciò che più conta adesso è che i policy-maker prendano sul serio la possibilità, che chiamerei probabilità, che la nuova normalità sia questa: risparmi in eccedenza e debolezza globale persistente. Ho la sensazione che vi sia una ben radicata mancanza di volontà, perfino tra i funzionari più autorevoli, ad accettare questa realtà. E credo che vi sia anche una sorta di pregiudizio irrazionale contro il concetto stesso di sovrabbondanza globale. Politici e tecnocrati la pensano nello stesso modo: vogliono essere considerati persone serie che prendono decisioni difficili e che scelgono, per esempio,come tagliare programmi popolari e aumentare i tassi di interesse. A loro non piace sentirsi dire che viviamo in un mondo nel quale politiche apparentemente severe non faranno che peggiorare le cose. Eppure è così, e le cose andranno di male in peggio.