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Paolo Berizzi: le minacce al giornalista che indaga sull'estrema destra

paolo berizzi

Su Repubblica di oggi una nota del Comitato di Redazione esprime solidarietà nei confronti di Paolo Berizzi, che da oggi ha una misura di tutela dopo aver ricevuto minacce via web e aver subito un atto intimidatorio da parte di gruppi di estrema destra:

Il CdR e la redazione di Repubblica sono al fianco del collega Paolo Berizzi per il quale il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha disposto una misura di sicurezza e di vigilanza, in seguito alle ripetute minacce ricevute via web da gruppi di estrema destra e frange neonaziste, culminato poche sera fa con un grave atto intimidatorio.
Paolo, da anni, con servizi e inchieste si occupa e racconta l’estremismo politico di destra con le sue derivazioni xenofobe e violente; non si è mai fermato di fronte alle minacce, così come siamo certi che non si fermerà ora. La redazione tutta è solidale con Paolo e fa sapere che non saranno volgari e vigliacche provocazioni a impedire il nostro lavoro giornalistico.

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Nel 2013 Berizzi aveva ricevuto una serie di minacce da parte degli ultrà varesini del gruppo “Arditi 2012” – dichiaratamente di estrema destra e collegati con i “Blood and Honour” che seguono il Varese calcio – che gli avevano dedicato un lungo striscione con questo testo: «Il lavoro del giornalista è scrivere verità, non assurde falsità. PAOLO BERIZZI INFAME». Lo striscione, esposto in curva, era stato accompagnato da una serie di cori e insulti contro l’ «infame», la cui colpa era stata avere pubblicato il giorno prima un pezzo on line sul sito di Repubblica dal titolo: “Varese, un capo ultrà dall’Albania per la curva xenofoba e neonazista”, raccontando la storia di Gjoni Landi, 39 anni, albanese di Tale, capo degli “Arditi” e tra i leader dei “Blood and Honour”, due gruppi xenofobi e neofascisti.
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Nel dicembre scorso Berizzi su Repubblica aveva parlato dei Do.Ra.:

I Do.ra. – acronimo della Comunità militante dei dodici raggi (i raggi del Sole nero, simbolo del castello tedesco di Wewelsburg, sede operativa delle SS) – sono la più numerosa e organizzata comunità nazionalsocialista italiana. Quattro anni di vita sottotraccia. Formalmente “associazione culturale”. In pratica un micro pezzo di popolazione varesotta che, 71 anni dopo la fine del regime nazista, prospera sugli orrori incisi nella storia. “I veri eroi sono i nazisti che hanno combattuto. Noi possiamo solo contestare il sistema e vivere secondo le nostre regole Comunitarie”. Cose dell’altro mondo. Eppure Alessandro Limido, 34 anni, figlio di una ex hippie e di Bruno Limido, già calciatore della Juventus poi coinvolto in una vicenda di caporalato e fatture false, non fa una piega. Limido jr è “Ale di Varese”, il “presidente”. Vende piscine con la Almipool group di Azzate. Ma il senso della vita è la leadership di questa tribù marziana cresciuta sul modello del nazismo delle origini nel ventre della periferia di Varese.