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Palermo: i due consiglieri di PD e Italia Viva arrestati per corruzione

A Giovanni Lo Cascio del Partito Democratico e Sandro Terrani di Mov139 contestata la corruzione e il falso in atto pubblico

giovanni lo cascio partito democratico

Operazione “Giano bifronte” della Guardia di finanza e dei carabinieri di Palermo: sette arresti per corruzione e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le fiamme gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e i militari dell’Arma del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo, coordinati dalla procura, hanno sottoposto agli arresti domiciliari i consiglieri comunali Sandro Terrani, 51 anni, capogruppo di Mov139 in Consiglio comunale, membro della Commissione Bilancio, Finanza e Tributi, e Giovanni Lo Cascio del Partito Democratico, 50 anni, presidente della Commissione Urbanistica, lavori pubblici, edilizia privata e residenziale pubblica, i funzionari comunali Mario Li Castri, 54 anni, già dirigente dell’Area Tecnica della Riqualificazione Urbana e delle Infrastrutture. L’ANSA scrive che Terrani ha aderito a Italia Viva.

Palermo: i due consiglieri di Orlando arrestati per corruzione

Gli altri arrestati sono Giuseppe Monteleone, 59 anni, di Palermo, già dirigente dello Sportello Unico Attività Produttive, il professionista Fabio Seminerio, 57 anni, di Palermo, architetto, e gli imprenditori Giovanni Lupo, 77 anni, di San Giovanni Gemini (Agrigento) e Francesco La Corte, 47 anni, originario di Ribera, rispettivamente amministratore di fatto e di diritto della Biocasa Srl (con sede a Palermo) attiva nel settore edilizio. All’architetto Agostino Minnuto, 60 anni, originario di Alia (Palermo), e’ stato notificato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione e falso ideologico in atto pubblico. Le indagini hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un comitato d’affari composto da imprenditori e professionisti in grado di incidere sulle scelte gestionali di pubblici dirigenti e amministratori locali, i quali avrebbero asservito la pubblica funzione agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore dell’edilizia privata.

sandro terrani consigliere comunale

Nel corso del 2016, Seminerio e soggetti a lui riconducibili hanno presentato – per conto di numerosi imprenditori – tre progetti per la lottizzazione di aree industriali dismesse del Comune di Palermo (via Maltese, via Messina Marine e via San Lorenzo) e conseguente realizzazione di 350 unità abitative di edilizia sociale residenziale convenzionata. Per derogare al piano regolatore generale era necessario che il Consiglio Comunale attestasse il pubblico interesse di tali iniziative. Sandro Terrani ha aderito l’11 novembre a Italia Viva. Raccontava all’epoca Repubblica:

Italia Viva, la nuova formazione politica di Matteo Renzi, arriva anche a Palermo: sono otto i consiglieri comunali che aderiscono al nuovo partito, che diventa così la prima forza politica presente in consiglio comunale e che “sosterrà con convinzione l’azione dell’amministrazione guidata dal sindaco Leoluca Orlando”, afferma una nota. Ad aderire anche tre presidenti di circoscrizione.

sandro terrani consigliere comunale 1

Il gruppo di Italia Viva a Sala delle Lapidi sarà composto da quattro consiglieri comunali, Francesco Bertolino, Dario Chinnici, Carlo Di Pisa e Sandro Terrani, mentre il gruppo di Sicilia Futura si rinominerà “Sicilia Futura per Italia Viva” e sarà formato da Gianluca Inzerillo, Caterina Meli, Giuseppina Russa e Ottavio Zacco.

Il comitato d’affari al Comune di Palermo

Dall’indagine è venuto fuori che nel 2016 l’architetto Fabio Seminerio, oggi arrestato, presentò – per conto di numerosi imprenditori – tre progetti per la lottizzazione di aree industriali dismesse del Comune di Palermo (via Maltese, via Messina Marine e via San Lorenzo) e per la realizzazione di 350 unità abitative di edilizia sociale residenziale convenzionata. Per derogare al piano regolatore generale, condizione necessaria per effettuare i lavori, era necessario che il Consiglio Comunale attestasse il pubblico interesse delle iniziative. L’istruttoria sulle proposte di deliberazione fu curata da Mario Li Castri, all’epoca a capo dell’Area Tecnica del Comune, anche lui arrestato, che, in evidente situazione incompatibilità, essendo stato socio in affari di Seminerio, rilasciò parere favorevole anche in mancanza di alcuni requisiti di ammissibilità in materia di edilizia convenzionata. In cambio, dagli imprenditori Francesco La Corte e Giovanni Lupo, interessati all’approvazione dei piani, avrebbe ottenuto la promessa di assegnare a Seminerio la direzione dei lavori. L’architetto avrebbe girato poi a Li Castri una parte dei profitti incassati a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio Comunale delle tre proposte di deliberazione.

sandro terrani giovanni lo cascio

 

Al buon esito dell’affare avrebbe partecipato anche Giuseppe Monteleone, ex dirigente dello Sportello Unico Attività Produttive, che avrebbe curato la delibera relativa all’ex area industriale di via San Lorenzo. I consiglieri comunali arrestati Sandro Terrani e Giovanni Lo Cascio, poi, in cambio di regali, si sarebbero mossi per velocizzare la calendarizzazione e l’approvazione delle tre proposte di costruzione in deroga al piano regolatore. Il 7 novembre 2019 il Consiglio Comunale espresse comunque parere contrario alle proposte. In un altro episodio Li Castri, sempre nel suo ruolo di dirigente comunale, avrebbe accordato una variante a una concessione edilizia della ditta dei due imprenditori, la BIOCASA, consentendo di aumentare le unità abitative da realizzarsi da 72 a 96. Il progetto era stato redatto anche in questo caso dal suo ex socio in affari Seminerio, a cui fu assegnato l’incarico di direttore dei lavori. Monteleone, ex dirigente dell’Area Tecnica, avrebbe curato anche alcune pratiche di concessione edilizia presentate dalla BIOCASA per la realizzazione di un ulteriore complesso immobiliare sempre a Palermo, avallando varianti in aumento per consentire la realizzazione di un maggior numero di unità abitative (da 96 sarebbero arrivate a 133). In cambio, gli imprenditori avrebbero garantito una mazzetta di 15mila euro. I due costruttori poi avrebbero dato a una strettissima amica di Monteleone diversi incarichi professionali, facendole incassare grosse somme di denaro.

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