Attualità

Chi ha pagato i terroristi di Charlie Hebdo

Cinquantacinque ore di caccia all’uomo e due blitz delle forze speciali francesi hanno messo la parola fine alla vicenda dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly. Ora, dopo la grande manifestazione per la libertà in ricordo delle vittime dell’attacco al Charlie Hebdo e degli ostaggi dell’Hypercacher, gli investigatori concentreranno la loro attenzione sulle relazioni tra i tre attentatori nel tentativo di capire quali siano i mandanti e dove i tre abbiano trovato le risorse finanziarie per mettere in atto il loro propositi criminali. Al momento però al centro delle speculazioni giornalistiche c’è ancora il video di rivendicazione postumo di Amedy Coulibaly. Secondo alcuni giornali nel video Coulibaly fornirebbe diversi elementi per poter ricostruire la struttura che ha appoggiato gli attentati al Charlie Hebdo e l’azione di Coulibaly.
https://www.youtube.com/watch?v=ViKJUMoiWZo
 
ISIS O AL QAEDA YEMENITA?
Il dubbio principale riguarda l’affiliazione dei tre: Said e Chérif Kouachi, asserragliati nella tipografia di Dammartin-en-Goële, hanno detto di voler far sapere di essere legati alla “succursale” yemenita di Al Qaeda. Amedy Coulibaly invece nel video dice di chiamarsi “Abou Bassir Abdallah al-Ifrisi, soldato del califfato” e di essere quindi un combattente di Daesh ovvero dell’ISIS. Ed è sempre lo stesso Coulibaly a dire che le sue azioni sono “sincronizzate” con quella dei due Kouachi alla redazione del Charlie Hebdo: “A loro Charlie Hebdo, a me i poliziotti”. Il legame tra i tre non sembra essere improvvisato, secondo le prime ricostruzioni Coulibaly e Chérif Kouachi facevano entrambi parte, all’inizio degli anni Duemila, di una banda di islamisti del dicannovesimo arrondissement detta “di Buttes Chaumont”. È stato inoltre stabilito che Chérif e Amedy si sono ritrovati in seguito durante il loro soggiorno nella prigione di Fleury-Merogis dove hanno completato il loro percorso di radicalizzazione. Stabilita quindi l’esistenza di un legame tra i due come spiegare il fatto che appartengano a due network del terrorismo internazionale diversi? Una possibile spiegazione potrebbe essere quello che è considerato “il maestro” di entrambi durante la permanenza in prigione: Djamel Beghal una delle figure principali del radicalismo islamico in Europa, addestratosi nei campi allestiti da Al-Qaeda in Afghanistan. Un altro personaggio della “galassia Kouachi” che potrebbe spiegare la presenza di entrambe le multinazionali del terrore è un altro dei mentori di Kouachi: Boukaker el-Hakim un jihadista di orgine tunisina che dopo aver fatto parte dell’organizzazione fondata da Osama Bin Laden ha scelto di entrare a far parte della schiera dei combattenti dell’ISIS. Come ha spiegato l’esperto di Islam radicale Jean-Pierre Filiu: “El Hakim, e senza dubbio anche Chérif Kouachi, dopo la sua uscita di prigione è entrato a far parte della rete Qaedista irachena che è stato il ponte di passaggio verso Daesh“. Sempre secondo Filiu anche se l’ISIS non ha ancora rivendicato il massacro del Charlie Hebdo “è impossibile che un’operazione del genere non fosse stata decisa dalla casa madre“.

La mappa dei legami tra i Kouachi e Coulibaly (fonte: lalibre.be)
La mappa dei legami tra i Kouachi e Coulibaly (fonte: lalibre.be)

 
L’OK DI AL-QAEDA
In un’intervista apparsa sul Fatto Quotidiano di oggi Fabrizio Calvi rivela l’esistenza di un messaggio nascosto all’interno del numero 13 (uscito a dicembre 2014) di Inspire, la rivista ufficiale di Al Qaeda. A pagina 9, a margine di un’intervista all’AQ-Chef (un militante che insegna a fare le bombe in casa) ci sarebbe un’immagine “in codice” che sarebbe stata usata per dare l’ok ai due Kouachi per l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo. Nella fattispecie si vedono delle matite (ovvero la redazione del settimanale) e un passaporto francese (ad indicare i destinatari del messaggio).
inspire 14 dicembre messaggio hebdo
La pagina numero 9 del periodico di Al Qaeda Inspire, nella quale ci sarebbe il messaggio in codice per l’ok alla strage di Charlie Hebdo

 
FOLLOW THE MONEY
Come hanno fatto i due Kouachi e Coulibaly a procurarsi il materiale necessario per gli attentati? Per acquistare macchina usata per la fuga e soprattutto per ottenere le armi usate negli attentati i tre sicuramente sono stati aiutati da una rete più ampia in grado di muovere denaro e spostare di nascosto fucili d’assalto. Come scrive Le Figaro è assolutamente necessario comprendere le ramificazioni dell’economia sotterranea che ha consentito ai tre di mettersi nelle condizioni ottimali per agire. Per il momento il dito rimane puntato sull’associazione islamica legata a quella che viene chiamata “la filiera del terrorismo di Buttes Chaumont” dove sia Chérif Kouachi che Amedy Coulibaly hanno conosciuto l’Islam radicale. Riuscire a capire da dove arrivano i soldi dei gruppi terroristici potrebbe essere infinitamente più utile che promuovere la chiusura delle frontiere europee o la revisione del trattato di libera circolazione dei cittadini.
Dove prende i soldi l'ISIS
Come si finanzia l’ISIS (infografica del Corriere della Sera)

Foto copertina via Parismatch.com