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La frana sulla città di Mocoa in Colombia

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Le piogge torrenziali abbattutesi negli ultimi giorni sulla Colombia meridionale hanno innescato uno smottamento di terreno di dimensioni apocalittiche riversando una colata di fango sulla città di Mocoa, 500 km sud di Bogotà. Si parla di un centinaio di morti.

La colata di fango su Mocoa

Il governatore Sorrel Aroca di Putamayo ha parlato di una “tragedia senza precedenti”, sostenendo a W. Radio che ci sono “centinaia di famiglie non ancora trovate, interi quartieri persi”. Le frane sono iniziate nelle ultime ore di ieri e sono state causate dall’innalzamento del livello del fiume Mocoa e di tre affluenti a causa delle importanti piogge. Il presidente Juan Manuel Santos ha annunciato che si recherà a Mocoa, capoluogo di Putamayo, per sovrintendere i soccorsi e gli sforzi d’assistenza nell’area dove ci sono fitte foreste. La sua presenza sarà “garanzia di attenzione alle vittime di questa tragedia, per la quale tutti i colombiani sono in lutto “, ha scritto sul suo profilo Twitter.


Queste foto sono state scattate dalle forze armate colombiane con l’elicottero e testimoniano la completa distruzione della città sotto la colata di fango. Il sindaco di Mocoa Jose Antonio Castro ha segnalato che due ponti sono stati distrutti. La Croce Rossa ha segnalato che finora i morti contati sono 92. Le intense piogge delle scorse ore hanno causato lo straripamento dei fiumi che hanno invaso le abitazioni con il fango nella provincia di Putumayo.


Il governatore della regione colpita dal maltempo, Sorrel Aroca, ha detto che interi quartieri sono sepolti, dal fango. Il sindaco di Mocoa, capoluogo del dipartimento di Putumayo, ha aggiunto che la sua città è “totalmente isolata”, senza elettricità e acqua. Marzo è stato il mese più piovoso dal 2011, stando all’agenzia meteorologica locale. Putumayo è al confine tra l’Ecuador ed il Perù. E proprio in quest’ultimo Paese dall’inizio dell’anno almeno 90 persone hanno perso la vita per le forti piogge, che anche in questo caso hanno causato valanghe ed inondazioni. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha confermato che i morti sono almeno 112.

La ricerca nel fango a Mocoa

Le operazioni di ricerca sono riprese all’alba di oggi. Si scava tra pile di sassi e assi di legno che hanno sotterrato le case, con le vittime sorprese nel sonno. Le strade sono coperte da una spessa fanghiglia di sabbia e alberi, trasportata dai fiumi straripati per le forti piogge ed il maltempo dei giorni scorsi. Scarseggia l’acqua potabile, e manca la corrente elettrica. Le autorità e gli abitanti della cittadina di 40mila persone – stretta tra le alture del sudovest del Paese – hanno trascorso la notte nelle tende, o in rifugi di fortuna dopo che la valanga ha raso al suolo le loro abitazioni. Eduardo Vargas, 29 anni, ha raccontato all’Ap che stava dormendo con la moglie e il figlio di sette mesi, quando è stato sorpreso dalla violenza della natura. Svegliato dai vicini che suonavano alla sua porta, non si è perso d’animo: ha preso in mano la situazione e condotto la sua famiglia in cima ad una collinetta, mentre intorno a loro echeggiavano le urla di panico dei sopravvissuti. “Siamo stati colti di sorpresa”, ha detto, raccontando di aver trovato riparo insieme ad una ventina di altre persone e di avere visto dall’alto delle immagini spettrali. Alle prime luci dell’alba è tornato indietro sui suoi passi, ma della sua casa non c’era più niente. “Grazie a Dio almeno siamo vivi”, ha aggiunto. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, giunto ieri sul luogo del disastro, ha proclamato lo stato di calamità, mentre il procuratore generale Nestor Humberto Martinez ha annunciato di aver aperto un’inchiesta. L’istituto di medicina legale ha invece inviato 15 esperti per identificare i cadaveri ed eseguire le autopsie. La tragedia che si è abbattuta su Mocoa è tra i disastri più gravi nella storia della Colombia, scrive El Pais. Nel maggio del 2015 un’altra valanga aveva lasciato il segno a Salgar, nel dipartimento di Antioquia, con un bilancio di 104 morti.
Foto da Twitter