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«Mio figlio non capisce neanche cosa è una croce e non parla italiano»

“Mio figlio non ha niente contro la religione cattolica, non capisce neanche cosa è una croce. Poi come fa a dire qualcosa contro se non parla italiano?”: difende così suo figlio, il padre del dodicenne africano che giovedì, a Terni, avrebbe dato un pugno ad una compagna di classe che indossava un crocifisso al collo. Al telefono con l’ANSA, come scrive il quotidiano di zona Ternioggi, l’uomo, musulmano e da circa 20 anni in Italia, fornisce la propria versione dei fatti, spiegando tra l’altro che il bambino, a Terni da poco più di un mese, ogni pomeriggio “va nella chiesa vicino casa nostra e lì fa i compiti e gioca. Quindi – si chiede – come fa a dire che uno che porta la croce non lo vuole vedere? Non è possibile”. Il papà raccontainoltre che suo figlio già dai primi giorni di scuola sarebbe stato preso in giro dagli altri bambini. Secondo il padre del ragazzino africano, inoltre, il pugno alla sua compagna di classe sarebbe l’atto finale di un litigio tra i due partito già nella mattinata, e del quale l’uomo era stato informato dalla scuola. “È stato un litigio tra ragazzini, le maestre lo sanno”, è la conclusione del padre del ragazzino.
 
COME TRASFORMARE UN LITIGIO TRA BIMBI IN UNA NOTIZIA
Come avevamo raccontato in mattinata, Umbria24 oggi ha fatto parlare la dirigente scolastica dell’Istituto che ha smentito che il fatto sia accaduto per motivi religiosi:
terni crocifisso

«La scuola non può avere responsabilità – prosegue – visto che il fatto è avvenuto fuori. Però certo è un fatto grave, che però secondo me è riconducibile più ad un problema di integrazione del bambino che a motivi religiosi. Nei giorni scorsi il ragazzo aveva già litigato con la stessa bambina. Forse non si sono capiti su qualcosa, forse sono semplici dinamiche tra ragazzi. E in questo forse abbiamo sbagliato anche noi, che dovevamo vigilare di più. Poi questa incomprensione è finita alle mani. E questo ovviamente è grave. Ma non ne facciamo una tragedia nazionale».
Non parla italiano «Del fatto del crocefisso – prosegue la dirigente – ha parlato solo la mamma della bimba, che è stata di fatto l’unica testimone dell’accaduto. Io ci ho parlato, ho parlato anche con i genitori del ragazzo, che ha iniziato qui in classe il 27 aprile scorso. Viene dal Senegal, dove viveva con i nonni, e con il ricongiungimento è arrivato in Italia. Non parla nemmeno italiano, per questo credo sia difficile integrarsi per lui. I genitori li conosco, sono integrati e sono in Italia da tantissimo tempo. Anche la loro figlia viene qui a scuola con noi».

Ciò nonostante tra ieri e oggi molti politici si erano esercitati nel tiro al piccione per una storia con molti contorni della bufala. Oltre a Salvini, tra i tentativi di raccattare voti sfruttando bambini c’è quello, particolarmente penoso, di Giorgia Meloni:
terni crocifisso meloni
 
INTANTO LA MADRE SPORGE DENUNCIA
I genitori della ragazzina di 12 anni di Terni aggredita giovedì da un compagno di scuola di origine africana hanno sporto stamani formale denuncia nei confronti del ragazzino. È quanto si è appreso dai carabinieri che indagano sull’episodio. La testimonianza della madre della scolara, unica adulta presente al momento dell’episodio, è stata raccolta dai militari: la donna ha confermato la propria versione, ribadendo che le frasi pronunciate dal dodicenne al momento dell’ aggressione, prima di sferrare il pugno alla schiena della figlia, erano rivolte al crocifisso. Rimane il mistero di come abbia fatto a capirlo visto che il bambino non parla italiano. Gli accertamenti sono svolti dai militari della stazione di Collescipoli, che hanno informato del caso la procura per i minorenni presso il tribunale di Perugia. “Non vogliamo niente, neanche risarcimenti, se lui chiede scusa a mia figlia siamo pronti anche a perdonarlo”, dice la mamma della scolara, parlando con i giornalisti dalla sua casa della prima periferia cittadina, a poca distanza dalla scuola media dove è avvenuto il fatto, con accanto la figlia, ancora provata da quanto accaduto. Ai cronisti, la mamma della 12enne (che rimarrà a casa per tutta la durata della prognosi, 20 giorni) tiene a specificare che il ragazzino in quel frangente “ha parlato in arabo, ma in precedenza avevano già litigato e aveva fatto riferimenti al crocifisso“. Poi con la donna, dopo il fatto, il ragazzino avrebbe anche pronunciato frasi in italiano. “Solo mia figlia porta il crocifisso, può darsi che non fosse abituato”, dice ancora la donna ai giornalisti, specificando che si tratta di “un atto molto grave anche se lui fosse stato bianco”. “Ora – conclude – chiedo che mia figlia e il suo compagno di scuola vengano separati oppure che le professoresse gli insegnino come ci si comporta e ci sia più vigilanza e attenzione”