Economia

Renzi e quei cattivoni che non vogliono tagliare le tasse

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C’è chi ha gli amici immaginari. Matteo Renzi ha trovato un nuovo nemico immaginario nella sua eNews: intervenendo sulle polemiche degli ultimi giorni, ha puntato il dito contro gli oppositori interni al Pd. «Autorevoli esponenti della maggioranza (precisamente esponenti della minoranza del mio partito) intervengono per dire che bisogna smetterla di ridurre le tasse», ha affermato fra le altre cose il premier. «Ad agosto – ha osservato inizialmente Renzi – si parla di tanti temi, alcuni interessanti altri incomprensibili e giustificati solo dalla penuria di notizie diverse. Ma quello che non riesco a capire – lo confesso – è il dibattito sulle tasse».

Matteo Renzi e quei cattivoni che non vogliono tagliare le tasse

Con chi ce l’ha Renzi? Il premier non fa nomi, come nella migliore tradizione di chi fa propaganda, ma l’obiettivo è Roberto Speranza del Partito Democratico e la sua intervista rilasciata a Carlo Bertini per la Stampa. Ma cosa ha detto di preciso Speranza? Andiamo a vedere il dettaglio dell’intervista.

«Tutti i margini di flessibilità economica che possiamo ottenere sono utili, ma molto dipende da come si usano. Inseguire ancora la riduzione fiscale rischia di essere un errore per la ripresa: bisogna puntare sugli investimenti, unica leva che può attivare crescita e lavoro».
Tasse, altro tema di divisione oltre al referendum. Se non si tocca l’Italicum voi voterete no?
«Il referendum è sull’architettura istituzionale del Paese: riforma costituzionale e legge elettorale sono inscindibili. Se una sola Camera dà la fiducia, diventa fondamentale come la scegli. Con l’Italicum sarebbe fatta di nominati, rischiando di trasformare una piccola minoranza in una maggioranza Se si votasse domani, non sarei in condizione di votare sì. Ci vorrebbero collegi uninominali e un premio che non distorcesse la rappresentanza.

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Ora, a parte la necessaria sintesi del titolo, ce ne vuole di fantasia per affermare che Roberto Speranza stia dicendo che bisogna smetterla di ridurre le tasse e basta. Ma si sa, il premier è uno a cui piace semplificare. E proprio perché semplificare gli piace, Renzi dovrebbe stare attento perché non solo nel suo partito, ma anche nel suo governo c’è chi non vuole tagliare le tasse perché gli piace averle alte. Quel qualcuno è il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, che il giorno prima di Speranza in un’intervista a Repubblica osava profferire codesti motti:

«Io penso che Investimenti e competitività sono i due pilastri attorno a cui costruire la manovra. Gli stimoli indifferenziati alla domanda non funzionano in un clima di incertezza generalizzata che è destinato a protrarsi. Occorre individuare con chiarezza pochi, precisi driver di crescita su cui concentrare le risorse, spiegando in modo trasparente ai cittadini che i frutti si vedranno nel tempo».
Sta criticando la politica di bonus che non favorisce la domanda? Dagli 80 euro all’ipotesi di aumentare la quattordicesima dei pensionati?
«Esistono forti ragioni di equità sociale a favore di ognuna di queste misure. Io penso però che è il momento di accelerare la spinta sulla competitività del sistema produttivo a partire dalla nuova manifattura ma non solo, turismo e cultura sono un altro pilastro del nostro modello di sviluppo su cui investire».

Ecco quindi che “non solo autorevoli esponenti della minoranza PD”, ma anche autorevoli esponenti del governo Renzi pensano che i tagli delle tasse siano stati giusti, ma adesso è necessario stimolare gli investimenti, visto che l’ammontare complessivo degli investimenti fissi lordi reali registrati l’anno scorso (258,8 miliardi di euro) è quasi lo stesso che avevamo nel 1995 (264,3 miliardi di euro).

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Gli investimenti in Italia negli anni: siamo tornati a vent’anni fa (Fonte: CGIA)

Le tasse e gli investimenti

Certo, c’è sempre il problema della propaganda. Si può andare in giro a dire di aver tagliato le tasse aeroportuali anche se in realtà si sono sospesi da settembre a dicembre aumenti entrati in vigore durante il governo Renzi a gennaio in due regioni italiane su venti in attesa dell’effettiva cancellazione che probabilmente arriverà con la Legge di Stabilità. Più difficile è tradurre in slogan un discorso complesso ma in generale logico e giusto come quello di Calenda e Speranza. Tuttavia «l’autorevole esponente della minoranza PD» ha buon gioco a replicare sul punto:

Per me se togli la tassa sulla prima casa anche ad un miliardario, come abbiamo fatto, commetti un errore grave. È una scelta inutile perché non produce sviluppo ed iniqua perché finisce col dare di più a chi già ha di più.
La stessa politica dei bonus non mi pare abbia prodotto grandissimi risultati.

Più in generale ridurre le tasse ha un moltiplicatore di crescita 0,8 fare investimenti 2,5/3.
Nelle prossime scelte di bilancio le priorità per me devono essere gli investimenti ( es. sanità, scuola, infrastrutture) e le misure a sostegno dei ceti più deboli e delle aree del disagio.

In realtà che il moltiplicatore delle tasse sia più basso di quello degli investimenti è in principio vero, ma di quanto sia la differenza dipende da tanti altri fattori. Ma rimane che Renzi, nella sua battaglia quotidiana con la realtà, oggi muove guerra agli obiettivi sbagliati. Anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta. E l’ora della realtà per il premier continua ad avvicinarsi.

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