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Marisa Brunelli: la vera storia dietro il video dei carabinieri di Cerro Veronese

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Ieri Chi l’ha visto? è tornato sulla storia di Marisa Brunelli e sul video dei carabinieri che schiaffeggiano la donna che fa resistenza a Cerro Veronese: una storia che è costata finora alla Brunelli un processo e una condanna al risarcimento. Il 20 agosto 2011 Marisa Brunelli salì sulla ruota dell’auto per impedire al carrozziere di sollevarla per caricarla sul carro attrezzi mentre i carabinieri cercavano di rimuovere la vettura parcheggiata da tempo in via Carcereri – in un terreno di proprietà della famiglia – nonostante i ripetuti inviti del Comune a spostarla. Padre, madre, fratello e sorella Vengono condannati in primo grado per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale; in secondo grado il padre viene prosciolto mentre le condanne per gli altri tre vengono confermate. In più c’è una causa civile con richiesta di risarcimento di ventimila euro promosso dai carabinieri perché il referto conferma che i carabinieri hanno ricevuto un trauma toracico con frattura e contusioni, oltre a una cervicalgia da contraccolpo.

Nella trasmissione di ieri sera sono stati ascoltati il sindaco di Cerro Veronese Paolo Garra e l’avvocato dei carabinieri di Grezzana Lo Russo. Dai video mostrati in trasmissione si capisce che la strada è effettivamente privata, ma c’è una servitù di passaggio (pubblico) perché è l’unica via di accesso alle case che si vedono sullo sfondo della scena. Il sindaco Garra spiega che non è in discussione la proprietà dei signori ma esiste dal 1967 la strada è considerata di passaggio pubblico. Federica Sciarelli però segnala che la multa elevata ai proprietari è stata annullata dal giudice di pace proprio perché la strada risulta privata. L’avvocato Lo Russo spiega che la sentenza del giudice di pace non vale come annullamento dell’atto pubblico e che c’è una sentenza del tribunale amministrativo regionale che certifica il passaggio pubblico. Ma è stata anche annullata una delibera del Comune che certificava la pubblica via; spiega però l’avvocato che la delibera è stata annullata perché non aveva carattere di urgenza. Queste sono le motivazioni del provvedimento e della rimozione dell’automobile: nella scorsa puntata non erano state raccontate. Anche Matteo Salvini è intervenuto durante la trasmissione in difesa dei carabinieri.
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La discussione poi si è spostata sulla reazione dei carabinieri e sullo schiaffo preso dalla signora Brunelli: il sindaco Garra ha spiegato che la situazione andava avanti da tanti anni e ha anche raccontato di una denuncia nei suoi confronti per abuso d’ufficio finita archiviata. L’avvocato Lo Russo ha spiegato che i carabinieri sono stati indagati e giudicati dalla magistratura e prosciolti: dieci giudici tra inquirenti e giudicanti fino alla Cassazione hanno giudicato sul caso. La Sciarelli fa notare che il padre della Brunelli è stato accusato perché in questo modo non avrebbe potuto essere testimone del fatto (in seguito è stato prosciolto). Si legge poi la testimonianza del comandante dei carabinieri riguardo l’attacco subito dalla Brunelli: “Si vede la testa che va all’indietro, mi ha colpito con il pugno destro imbracciando il telefonino. Quando mi ha colpito l’ho vista con le mani davanti a me, con le mani alzate, in maniera aggressiva e per difendermi l’ho colpita con uno schiaffo. Uno schiaffo da destra verso sinistra che l’ha girata e io l’ho spinta verso il carabiniere davanti a me”. E spiega come si è rotto la costola: “Nelle ultime immagini io ho tutti addosso e mi sono rotto la costola contro il cancello per questo. Tutti quanti mi venivano addosso, alla fine il carabiniere ha dovuto lasciare la telecamera per venirmi in soccorso”.
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Nel filmato si spiega che la costola si è rotta quando il carabiniere viene spinto contro la ringhiera. In quel momento il carabiniere, a causa della spinta, riporta le lesioni per le quali la Brunelli e il fratello sono stati condannati. Lo Russo infine spiega che il video non è stato mostrato in giudizio perché la difesa della famiglia Brunelli aveva detto che era un falso perché i carabinieri lo avevano taroccato, e il giudice ha ritenuto sufficienti le testimonianze di chi ha assistito al fatto per emettere la sentenza. La fine della storia: i Brunelli hanno chiuso la strada con un cancello impedendo il passaggio. “Per ora hanno vinto”, dice il sindaco che tuttavia sostiene anche che l’amministrazione si attiverà per risolvere la situazione.
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