Opinioni

Marco Accetti e la scomparsa di Alessia Rosati

Ieri a Chi l’ha visto? è andato in onda un servizio su Alessia Rosati, giovane scomparsa a Roma nel 1994: nella storia è infatti entrato Marco Fassoni Accetti, autoaccusatosi qualche tempo fa del rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori parlando di un presunto coinvolgimento di due fazioni contrapposte che volevano influenzare la politica del Vaticano che la Procura ha ritenuto falso. Accetti, racconta il servizio della trasmissione di Raitre, ha telefonato a casa dei genitori della Rosati per chiedere in due occasioni di incontrarli. Nel servizio si raccontano i due approcci – con tanto di messaggio in segreteria telefonica mandato in onda – e poi si riepiloga la storia della Rosati: aveva 21 anni, era iscritta alla facoltà di Lettere e frequentava il centro sociale sotto casa («Hai visto Quinto?») quando, il 23 luglio 1994 non si presentò all’appuntamento a pranzo con i genitori che dovevano partire nel pomeriggio per un viaggio in Umbria. La ragazza era uscita al mattino con Claudia, sua migliore amica, per andare a vedere gli esami di maturità nel suo ex liceo. Secondo l’amica le due ragazze si erano salutate nei pressi di una fontanella dalle parti di viale Val Padana, da cui la Rosati sarebbe tornata a casa in via Val di Non. Da lì è scomparsa.

Alessia Rosati: il servizio di Chi l’ha visto di next-quotidiano
Nel racconto il padre dice che le indagini erano arrivate alla conclusione che la ragazza era scomparsa volontariamente. Pochi giorni dopo la scomparsa Claudia riceve una lettera firmata da Alessia Rosati nella quale l’amica le comunica che ha incontrato un ragazzo a via Conca d’Oro e ha deciso di “staccare un po’” dalla quotidianità con lui. Le chiede di avvertire i genitori, ma, stranamente, scrive che sarebbero dovuti partire il lunedì successivo e non quel sabato. La busta aveva il timbro dello smistamento tiburtino, quindi era stata mandata da Roma. Chi l’ha visto? fa notare che la lettera era già stata mandata in onda dalla trasmissione in un servizio del 1995 dedicato ad Alessia.

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La lettera di Alessia Rosati a Claudia (da Chi l’ha visto?, 11 novembre 2015)

«Andiamo per l’Europa e non so quando tornerò», dice Alessia, che firma con “baciotti” la lettera. «Sembrerebbe una lettera scritta prima», dice il padre Antonio Rosati, di professione vigile, nel servizio. Infine la trasmissione fissa l’interesse sulla figura di Marco Accetti, e sul suo blog, dove l’uomo dedica vari post alla storia. Nel primo non la nomina, ma racconta i fatti così:

Nel 1993 all’interno del Servizio per le informazioni e la sicurezza (Sisde), si verificarono delle notevoli turbative, nel cui ambito esercitammo delle pressioni nei confronti di alcuni membri del suddetto servizio..E secondo uno dei nostri moduli di operare, abbisognavamo di una ragazza con estrazione di sinistra, per chiederle di collaborare nell’esercizio di queste pressioni.
Per cui in un centro sociale identificai una ragazza, ma non potendo certo esternarle subito la mia proposta di partecipazione, la approcciai proponendole di recitare in un mio lungometraggio. Essendo questa una maggiorenne, a differenza delle precedenti ragazze, le dissi il mio nome reale e le fornii il numero di telefono. Questo alla presenza di una sua amica, che se rintracciata non può che confermare.
In seguito le rivelai il mio progetto, che la ragazza sia pure con molte titubanze, condivise in minima parte. Dopo circa un mese, scomparve. Il fatto fu denunciato dai familiari alle autorità. L’ amica che era presente al momento in cui la fermai, ricevette una lettera nella quale costei annunciava vagamente un desiderio di partire. Ho sempre pensato che i responsabili di tale scomparsa, abbiano scelto come destinataria della lettera proprio tale amica, per farci comprendere che sapevano di quel nostro primo incontro. Inoltre, alcune circostanze che esporrò agli inquirenti, mi portarono a ritenere che i suddetti autori fossero i medesimi del caso Skerl.
Quindi, oltre alla testimonianza dell’amica che può riconoscermi, è possibile rintracciare nell’agenda telefonica della scomparsa il mio numero telefonico dell’epoca

Come è possibile notare a una prima occhiata, si parla dell’anno sbagliato: 1993 invece che 1994. Anche qui è possibile vedere che Accetti non si accusa di alcunché, visto che dice che la convinse a seguirlo spontaneamente per il “progetto” (che fa riferimento allo scandalo dei fondi neri del Sisde, in cui Scalfaro pronunciò il famoso “Non ci sto”) che aveva in mente. Esattamente come nel caso della Orlandi e della Gregori, quando Accetti mise a verbale addirittura che le famiglie erano d’accordo a inscenare una scomparsa. Ma quelle ragazzine erano minorenni. Attenzione a un altro particolare: in questo racconto Accetti non dice che la ragazza cominciò ad attuare il suo piano, ma semplicemente che scomparve dopo un mese. Al solito, incolpa la “fazione avversa” di un reato, esattamente come fece nel caso di Kety Skerl (quando “confessò” che aveva l’impressione che la bara fosse stata trafugata da altri): Accetti tende sempre a confessare i reati… altrui.

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Emanuela Orlandi e Mirella Gregori

In un altro post dedicato alla vicenda sul suo blog, Marco Accetti invece scrive qualcos’altro:

Alessia Rosati era solita trovarsi in un piazzale situato al termine di via Val Padana, sedersi su quelle panchine e frequentare il centro sociale posto nello stesso slargo. Questo era anche il luogo dove ci conoscemmo ed apparentemente scomparì. Su questa scena si apriva il portone di una delle abitazioni in cui ho vissuto con la mia compagna di venti anni, la stessa ragazza che poco tempo dopo sarà intercettata mentre telefonicamente nominava l’ Emanuela Orlandi.
Insieme ad Alessia ed altri, concordammo il suo andarsene di casa, spiegato da una lettera fatta pervenire alla stessa amica che fu presente nel momento in cui non fece ritorno presso la sua famiglia. Così come nelle prime telefonate per la Orlandi, la motivazione della Rosati raccontava di un desiderio di libertà. Così come per la Gregori, si citava la presenza di un ragazzo. E come fu per ambedue, la presenza di un’amica negli ultimi momenti che ne precedevano la scomparsa.
Nei giorni a venire, io e la Rosati a bordo di un motorino, continuammo ad incontrare vari compagni del mio e del suo ambiente. Faccio appello a costoro a presentarsi alle autorità e confermare.
Dopo circa un dieci giorni, l’Alessia non fece ritorno al mio studio fotografico dove risiedeva. Alcune persone che la conoscevano e con noi collaborarono, improvvisamente si negarono come intimoriti.

Come vedete, nella seconda “confessione” le cose cambiano. Accetti dice che la prima sparizione della Rosati era concordata con lui e che la ragazza dormiva e risiedeva nel suo studio fotografico. Dice anche che l’amica della Rosati era d’accordo con loro (un’accusa gravissima), e intanto sul Corriere della Sera, a firma di Francesco Peronaci – che aveva collaborato con Accetti per un libro intitolato Il Ganglio che raccontava le vicende Orlandi e Gregori, nel quale si discutevano le tesi giudicate come spazzatura dalla procura di Roma – escono molti articoli sulla vicenda, che però stranamente non sono stati citati per nulla da Chi l’ha visto? nel suo servizio. In uno di questi si parla della famosa lettera ricevuta da Claudia:

«Scrivemmo quella lettera di comune accordo – rivela Fassoni Accetti – e la spedimmo insieme dalla stazione Termini. D’altronde non ci vuole molto a capirlo: le modalità di questo finto sequestro, rispetto ai precedenti della Orlandi e della Gregori, sono molto simili. Anche Alessia scompare lasciando tracce tra le amiche e, come Mirella, dichiara di voler seguire un ragazzo».

Sarà anche stata spedita dalla stazione Termini, ma, come abbiamo scritto sopra, la busta aveva il timbro dello smistamento tiburtino. Sul suo blog Accetti aggiunge anche che «quando inquadrano il luogo dove la ragazza è scomparsa, appare proprio il portone della mia abitazione di allora».

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I luoghi citati nella storia di Alessia Rosati

Nel titolo di un altro articolo sul Corriere si chiama in causa anche Autonomia Operaia (non più operativa degli Anni Novanta) e la sede dei collettivi in via dei Vosci:

«Ricordo – rivela ancora la signora Anna – che nelle prime concitate ore, quando proposi all’amica di Alessia di cercarla in via dei Volsci, dove c’era Radio Onda Rossa, lei insistette perché non andassi. Fu molto decisa. “Vado io, voi girate nel quartiere”. Un comportamento strano». Ulteriore incastro: anche Fassoni Accetti, riferendo la messinscena del falso sequestro alla quale afferma di aver contribuito per colpire le barbe finte, non ha escluso il coinvolgimento di «compagni» di via dei Volsci.

Anche stavolta la sensazione è che la storia delle fazioni e delle controfazioni che rapiscono ma anzi no sia una fregnaccia sesquipedale. Diversamente da altre volte, però, in questa occasione la possibilità di riscontrare vicende e chiamate in correità c’è. Ma stiamo parlando comunque di una scomparsa volontaria (quella coercitiva è avvenuta dopo la prima), quindi chi è stato chiamato in causa non rischia nulla. Mentre lo scandalo dei fondi neri del Sisde raggiunse il suo apice con il messaggio alla nazione di Scalfaro del 3 novembre 1993, e Alessia è scomparsa a luglio 1994. Tra contraddizioni, errori storici e semplici balle più che a un giallo sembra di assistere a una telenovela.