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Fabio Tortosa e la teoria del complotto dei poliziotti sulla Diaz

@Giovanni Drogo|

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Ieri su Facebook Fabio Tortosa il poliziotto del VII nucleo sperimentale, il reparto ai comandi di Michelangelo Fournier, ha detto che quello che ha fatto alla scuola Diaz il 21 luglio 2001 lo rifarebbe altre mille volte. Perché quello che ha fatto non è un reato, stava solo difendendo la democrazia. E quello che dicono le carte processuali non è la verità. I poliziotti “se la sono presa in culo” mentre i veri colpevoli naturalmente ne sono usciti puliti lasciando nella merda i valorosi colleghi.
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Per Tortosa questa è la prova che qualcuno era entrato prima di loro e che all’arrivo degli uomini del VII nucleo tutto era già compiuto. Peccato che proprio Fournier abbia ritrattato durante il processo la dichiarazione riportata dall’agente di polizia sul suo profilo Facebook. All’arrivo di Fournier i pestaggi erano ancora in corso, e il funzionario avrebbe taciuto (per sei anni) solo per spirito di corpo su quello che aveva visto: ovvero degli agenti pestare i ragazzi della Diaz. Lo stesso spirito di corpo e di fratellanza che immaginiamo unisca Tortosa e i suoi fratelli quando si incrociano in piazza durante i servizi di ordine pubblico. Lo stesso Fournier, che inizialmente aveva detto ai PM di aver trovato persone a terra ferite e non pestaggi ancora in atto ha anche ammesso: «Non posso escludere in modo assoluto che qualche agente del mio reparto abbia picchiato». Questo però Tortona, che rivendica con orgoglio quando fatto alla Diaz non lo dice. Probabilmente per spirito di corpo, oppure perché era troppo impegnato a contrapporsi con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all’Italia, il mio paese, un paese che mi ha tradito ma che non tradirò. Il tutto senza rendersi conto che chi come lui non solo rivendica con orgoglio il buon lavoro svolto ma anche continua a non fare i nomi dei colpevoli sta tradendo il proprio Paese.