Economia

L'illusione dello spread tra finanza e realtà

Il Sole 24 Ore di oggi segnala che si allarga da qualche tempo lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato e l’economia reale. Qualche spiegazione: la parola spread viene di solito utilizzata per identificare il differenziale di rendimento tra il bond italiano e quello tedesco: se lo spread si “allarga”, aumenta il rischio per il Paese; se si restringe, diminuisce. Qui però il Sole utilizza la parola come sinonimo di differenziale, per spiegare una curiosa situazione oggi in atto sui mercati: nonostante i numeri dell’economia per l’Eurozona siano sempre più brutti, non aumenta (anzi: diminuisce) il rendimento dei titoli decennali italiani, spagnoli e francesi. Insomma, anche se l’economia va male la finanza continua ad avere fiducia nell’Eurozona? Forse no.


La spiegazione dello spread tra finanza e realtà risiede in sole tre lettere: BCE. I mercati scommettono sul fatto che Mario Draghi e il suo quantitative easing diano sostegno nel breve-medio periodo all’economia europea. I rendimenti, spiega il quotidiano, sono scesi in Italia, Spagna, Francia e Germania contemporaneamente nonostante le differenze abissali tra le economie dei quattro paesi perché c’è la BCE che da sola riesce a tirarli giù tutti. Quindi questo basta? La risposta, ancora una volta, è no. Perché per adesso tutto ciò non ha avuto alcun effetto sull’economia reale, nel senso che il restringimento del credito alle imprese (già di per sé molto indebitate, e questo è uno dei motivi) continua a perdurare. E non poteva essere altrimenti: nonostante gli stress test le banche sono ancora troppo sottopatrimonializzate per sostenere davvero l’economia reale. E qui dovrebbe scendere in campo lo Stato, o meglio gli Stati. Nel senso che senza investimenti e tagli fiscali il circolo virtuoso non può riprendere. Ma se la risposta a tutto ciò è il piano di investimenti di Juncker (con 21 miliardi di dotazione) forse gli Stati non hanno capito quale fosse la domanda.