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La Legge Navale nel mirino dei PM di Potenza

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In relazione alla dichiarazione del M5S che tende ad accostare il responsabile del ministero della Difesa alle vicende giudiziarie di Potenza, il ministro Roberta Pinotti rende noto di aver dato mandato ai propri legali di assumere “tutte le iniziative necessarie al fine di tutelare la propria immagine e la propria reputazione nei confronti degli autori delle dichiarazioni nonché nei confronti di chiunque dovesse riportare tali gravissime falsità”. Intanto però ieri gli investigatori della procura di Potenza hanno confermato che l’inchiesta sulla legge navale è il terzo filone dello scandalo.

La Legge Navale nel mirino dei PM di Potenza

Scrive Marco Mensurati su Repubblica:

In particolare, sostengono i pm, Gemelli avrebbe ottenuto, grazie all’appoggio del capo di stato maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi, la gestione di uno dei due pontili militari del porto (Augusta è il principale scalo petrolifero del paese). Ma soprattutto avrebbe ottenuto il permesso di far attraccare a quel molo le petroliere, trasformando così la zona in un punto strategico per l’altro suo business, quello del petrolio subappaltato da Total a Tempa Rossa. Ecco perché la polizia giovedì ha acquisito, dalla Marina e alla Port Authority di Augusta, i documenti delle 90 concessioni date a privati nell’intera zona portuale. Per ottenere quegli affari Gemelli avrebbe offerto ai suoi interlocutori, e in particolare a De Giorgi, la “solita contropartita”, la stessa che aveva offerto alla Total in cambio del subappalto di Tempa Rossa: un rapporto privilegiato con il ministero della compagna, che proprio nel periodo al centro dell’indagine, autunno-inverno del 2014, ha dato un’importante accelerazione al programma di rinnovamento della flotta della Marina (“Programma navale per la tutela della capacità marittima della difesa”). Programma che era stato fortemente voluto da De Giorgi che voleva dare il commiato dalla Marina, prima della pensione, lasciando il segno.

giuseppe de giorgi
“A seguito dell’indagine aperta nei confronti dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, oltre a chiederne le immediate dimissioni da capo di stato maggiore della Marina al fine di tutelare l’onorabilità di un corpo per il quale riserviamo massimo rispetto, ci auguriamo che la Procura di Potenza approfondisca il suo lavoro sui contenuti della Legge Navale approvata a fine 2014, ed in particolare sull’acquisto di nuove navi militari da parte del governo Renzi, per un costo complessivo di 5,4 miliardi di euro”, avevano scritto, in una nota congiunta, deputati e senatori M5S delle commissioni Difesa di Camera e Senato “Un atto – spiegano – che il M5S denunciò fin dal primo giorno e che vede il coinvolgimento diretto anche del ministero della Difesa, nella persona del ministro Roberta Pinotti, per la quale, vista la gravità dei fatti emersi e vista la sua propensione – come scritto in più occasioni da diversi organi di stampa – di prorogare il mandato di De Giorgi, riteniamo corra l’obbligo quanto meno di venire a riferire in Parlamento. Senza dimenticare – concludono i parlamentari 5 stelle – che proprio in merito all’acquisto della nuova flotta di navi, questa è tutt’oggi concentrata in gran parte in Liguria, guarda il caso collegio elettorale della Pinotti stessa”.

Di fatto, lo Stato stanziava 5,4 miliardi di euro in vent’anni per sostituire la flotta.Inizialmente, questi soldi il Mise li avrebbe dovuti ottenere tramite un mutuo. Alla fine si decise per un finanziamento diretto (in maniera tale da poter investire nel programma il capitale risparmiato degli interessi). Nel mirino dei magistrati – che hanno iscritto al registro degli indagati numerosi “nuovi” soggetti – non c’è tanto la legge in sé, quanto tutta la rete di relazioni e pressioni indebite che, in quel periodo, ne ha indirizzato l’iter, abbreviandolo. In cambio dei favori ad Augusta, secondo l’ipotesi dei pm, sia De Giorgi sia l’uomo che aveva guidato il governo nell’accelerazione dell’iter della “legge navale”, il burocrate di Stato Valter Pastena (anch’egli indagato per traffico di influenze), avrebbero tratto, «o cercato di trarre», vantaggi personali per ottenere, una volta andati in pensione, prestigiosi ruoli di consulenza.

Sotto la lente della procura di Potenza è finita anche la lettera inviata dall’allora ministra Federica Guidi alla presidente della Camera, Laura Boldrini, in cui si chiede di velocizzare le operazioni amministrative sugli stanziamenti in favore dell’ammodernamento della flotta italiana. Nel documento si legge che «sullo schema del decreto è stato acquisito il formale assenso del ministero della Difesa e del ministero dell’Economia e finanze. Ritengo opportuno rappresentare che la stessa “Legge navale” è già stato sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari (…) e che in tale sede sono stati effettuati anche approfondimenti e valutazioni per quanto riguarda i profili finanziari connessi alla sua attuazione. Mi preme segnalare, infine, l’urgenza del parere, che dovrebbe essere, a questo punto, facilitato (…) e concludersi al più presto con la stipula dei contratti e gli impegni formali di spesa».

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