Economia

Le scuole italiane a rischio crollo

Più di quattro scuole italiane su dieci si trovano in zone del Paese dove possono verificarsi terremoti “fortissimi” o “forti”. L’86 per cento di queste, 13.054 su 15.055, non seguono le norme antisismiche. Il 43 per cento del totale degli istituti inseriti nelle prime due fasce di rischio (su quattro), dove ogni mattina si recano bambini, ragazzi e insegnanti, sono stati costruiti prima del 1976, anno dell’entrata in vigore della normativa. In zona 1 sono il 34,4% delle strutture totali (866 su 2.514).

Le scuole italiane a rischio crollo

Questi sono i numeri più significativi del rapporto “Ecosistema Scuola” di Legambiente, che racconta che il 48,9% degli edifici hanno goduto di manutenzione straordinaria negli ultimi cinque anni mentre il 43,6% degli edifici necessita di interventi di manutenzione urgente e soltanto nel 29,3% è stata eseguita la verifica di vulnerabilità sismica e solo il 13,8% degli edifici è stata costruita secondo criteri antisismici. Repubblica oggi illustra dati e numeri del rapporto:

I dati del rapporto riguardano l’85 per cento circa del patrimonio scolastico italiano, dato che soltanto 36mila strutture, a fronte delle oltre 42mila inserite nell’Anagrafe scolastica, sono presenti nella banca dati del Miur con informazioni relative all’anno scolastico 2015/16. «L’edificio scolastico – spiega Rossella Muroni, presidente di Legambiente – dovrebbe essere il racconto delle potenzialità di un Paese. Il futuro si costruisce in ambienti adeguati, per questo alla base di una “buona scuola” devono esserci, prima di tutto, sicurezza e qualità infrastrutturale ed energetica». E lo studio vuol proprio essere uno stimolo ad andare in questa direzione: «Non vogliamo vedere più scuole lesionate e inagibili come quella di Casamicciola dopo il terremoto di Ischia di questa estate».

scuole italiane rischio crollo
Le scuole italiane a rischio crollo (La Repubblica, 16 ottobre 2017)

Una scuola su due dei Comuni capoluogo di provincia non ha il certificato di idoneità statica, di collaudo statico, di agibilità o di prevenzione incendi. E a volte non per mancanza di fondi: dei 9,5 miliardi di euro a disposizione dal 2014, ne sono stati spesi solo 4,1 per 12mila interventi. Di questi in tre anni solo 550 hanno riguardato l’adeguamento alle norme sismiche.