Economia

Le grandi battaglie dell'Europa (su uno 0,1% di deficit)

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Bruxelles non intende approvare la legge di Bilancio se il governo non la modificherà entro 15 giorni limando di un decimale il deficit del 2,3% approvato sabato dal Consiglio dei ministri. Una decisione che sa più di surreale che di ridicolo e che eppure viene oggi riportata senza nemmeno ridere nelle cronache dall’Europa dei principali quotidiani. Si parla di un accordo per la flessibilità fino al 2,2% nel rapporto tra deficit e PIL su cui si erano accordati governo e commissione nelle scorse settimane: circa 6,5 miliardi sottratti al risanamento dei conti contro i 10 inizialmente immaginati da Renzi e gli 8 effettivamente inseriti in Legge di Bilancio sabato scorso. E, scrive Repubblica, l’Europa è pronta a bocciare la manovra e aprire una procedura d’infrazione:

Se il governo cambierà i numeri, tenendo il deficit al 2,2%, dunque, Bruxelles è disposta a tornare al piano A, quello sul quale aveva chiuso l’accordo con Padoan e Renzi: spostare a dicembre il giudizio sulla manovra per non interferire sul referendum, via libera al testo nonostante i dubbi sulle spese affrontate per le circostanze eccezionali e nuovo esame a maggio (per assicurarsi che Roma non faccia correre il deficit in corso d’anno e per mantenere il controllo sull’Italia nel caso di sostituzione del governo se il 4 dicembre vincesse il No).
Se invece il governo non modificherà la cifra sul deficit entro il 30 ottobre, la manovra verrà bocciata dalla Ue che oltretutto toglierà all’Italia i 19 miliardi di flessibilità accordati nel 2015-2016 ma il cui via libera definitivo era condizionato proprio alla compatibilità della nuova legge di Bilancio ai target Ue.  A quel punto i conti italiani sarebbero fuori da tutti i parametri e la Commissione aprirebbe subito una procedura d’infrazione capace di indebolire politicamente l’Italia in Europa e di esporla sui mercati.

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Le tappe della Legge di Stabilità 2017 (La Stampa, 17 ottobre 2016)

C’è di più. La Stampa racconta che Bruxelles potrebbe seguire un’ulteriore strada:

Tecnicamente, la Commissione può rimandare indietro la manovra tout-court nel giro di due settimane. Manca però la volontà politica: Bruxelles fa il tifo per Renzi in vista del referendum e nessuno vuole accendere uno scontro. Si arriverebbe dunque al 16 novembre, il giorno delle pagelle della Commissione. Se il giudizio sarà positivo, il verdetto verrà emesso subito. Idem se i conti saranno «evidentemente inaccettabili». Il caso Italia probabilmente non rientrerà in nessuna delle due categorie, per questo ci sono i margini per uno slittamento.
Tutto dipenderà poi dall’esito del referendum. In caso di vittoria del “Sì”, il sostegno che Bruxelles avrà assicurato a Renzi fino a quella data potrebbe ridimensionarsi. Non va dimenticato che il 5 dicembre, all’indomani del voto, si riunirà l’Eurogruppo. E i falchi del rigore non aspettano altro per poter dire al governo italiano tutto quello che in questi mesi hanno dovuto tenere sotto censura. A Bruxelles – e soprattutto a Berlino – si sentono usati come un punchball da Renzi. La pazienza però ha un limite: quello temporale scade il 4 dicembre.

Stiamo parlando di 1,5 miliardi di euro di scostamento.

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