Economia

Le banche centrali e la Brexit

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Cosa succede dopo la Brexit? Le banche centrali si sono preparate nei giorni scorsi all’eventualità dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, poi verificatasi con la vittoria del Leave al referendum. Il Sole 24 Ore pubblica oggi un’infografica che riepiloga gli strumenti più importanti in mano agli istituti di credito per fronteggiare l’emergenza finanziaria che si sta puntualmente verificando. Spiega oggi Alessandra Merli sul quotidiano:

È probabile che, dopo un’immediata consultazione telefonica, la prima risposta delle banche centrali sia un intervento verbale, che potrebbe prendere la forma di un comunicato della Banca d’Inghilterra, ma più probabilmente congiunto con le altre grandi banche centrali globali (la Bce, ma anche la Federal Reserve e le banche di Giappone e Svizzera) per ricordare appunto ai mercati che ci sono gli strumenti per fornire liquidità, di solito la prima vittima della paralisi dei mercati che può derivare da situazioni estreme, anche in valuta.
Gli accordi di swap fra le principali banche centrali, cui fa riferimento Visco, sono stati creati con la grande crisi finanziaria globale degli anni scorsi e sono ancora in atto. Per cui si potranno avere sterline, o euro, o dollari, a piacimento. Può esserci poi la necessità di far fronte a problemi di singole istituzioni. Il governatore della Banca d’Italia ricorda che è più probabile che questo avvenga fra le banche o altre istituzioni finanziarie del Regno Unito, che in fondo è l’epicentro della vicenda. Ma non è escluso che le ripercussioni si facciano sentire altrove: da tempo i mercati hanno per esempio nel mirino le banche italiane, considerate l’anello debole del sistema bancario dell’eurozona.

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La Brexit e le banche centrali (Il Sole 24 Ore, 24 giugno 2016)

Anche in questo caso, le banche centrali sono pronte al finanziamento con i loro strumenti ordinari. Nel caso della Bce ce n’è uno, entrato in uso proprio in questi giorni, creato con altre finalità, cioè per spingere il credito all’economia reale, ma che potrebbe essere utilizzato nell’occasione dalle banche a scopo precauzionale: è la prima di quattro Tltro2, finanziamenti quadriennali della Bce alle banche a tasso zero. Una manovra sui tassi è da considerare meno probabile, soprattutto nel caso della Bce, come ha ricordato Visco, anche perché si è ormai a zero, ma la Banca d’Inghilterra ha un po’ di margine.
Molto dipenderà dall’entità dello shock. È difficile prevedere l’impatto, sia sui mercati finanziari sia sull’economia reale, ha osservato Draghi al Parlamento europeo. Nelle banche centrali nessuno si sbilancia. Anche perché i mercati hanno abituato a reazioni imprevedibili, mentre l’economia reale è in una situazione di tale fragilità, soprattutto nell’area euro, che un nuovo shock potrebbe frenare quel poco di crescita che c’è e complicare ancor di più il compito della Bce di normalizzare la situazione della ripresa e dell’inflazione. Semmai richiederebbe un’accelerazione sulle riforme strutturali più volte invocata dalla Bce e che, come ha ricordato Visco al forum, va al di là di quello che può fare la politica monetaria.

Il governatore della Bank of England Mark Carney afferma che l’istituto non esiterà a prendere misure addizionali ed è pronto a fornire extra fondi per 250 miliardi di sterline. “Come rete di protezione e per supportare il funzionamento dei mercati la Banca d’Inghilterra si dichiara pronta a fornire più di 250 miliardi di sterline di fondi addizionali attraverso le sue linee normali”, ha affermato il Governatore della Boe Mark Carney. La Boe “non esiterà a prendere misure addizionali se necessario non appena si aggiustano i mercati e l’economia Uk procede”, ha affermato poi Carney. “Nelle prossime settimane la banca centrale valuterà le condizioni economiche e prenderà in considerazione qualsiasi ulteriore reazione nelle proprie politiche”.

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