Economia

Quei lavoratori senza diritti nel nuovo caporalato digitale

Un fattorino di Amazon per consegnare un pacco guadagna 35 centesimi perché viene pagato 7 euro l’ora (8,81 lordi), e in quell’ora – grazie all’algoritmo che gli confeziona il percorso – farà circa venti consegne. Poi ci sono gli aiutanti che vanno a fare la spesa al posto del cliente: per un valore che va da 10 a 30 euro, gliene entrano in tasca 5. E su su, fino a una maxi spesa da 200, dove a lui ne spettano quattordici, da pagargli alla consegna. Questi sono soltanto due esempi riportati nell’articolo di Brunella Giovara su Repubblica che descrivono il fenomeno dei lavoratori dei servizi low cost. E nemmeno i peggiori, visto che un assistente di volo di Ryanair guadagna otto euro l’ora, un fattorino di Foodora arriva a 3,60 euro mentre uno di Esselunga ne porta a casa 2,70.

A questo si aggiungono i contributi Inps e Inail che l’azienda gli pagherà, oltre a un’assicurazione per danni contro terzi. «Comunque, non viene fuori uno stipendio», dice Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro di Milano e specialista di gig economy, l’economia dei “lavoretti”.
«Siamo al di sotto della sussistenza. Un discorso che vale per tutti, Deliveroo, Glovo, Justeat eccetera». Aggiunge Stanzione della Cgil: «La nostra battaglia è inserire i rider nel prossimo contratto trasporto merci». Va detto che un rider in media riesce a fare 2,2 consegne all’ora, quindi guadagna circa 8,8 euro lordi l’ora. Se piove o nevica, se ci sono zero o 40 gradi, e soprattutto se pedala.

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Lavoratori senza diritti, il caporalato digitale (La Repubblica, 2 ottobre 2017)

Lavoratori invisibili e quasi sempre molto giovani, anche se non è detto. Schiavi del nuovo caporalato digitale.