Economia

L'avanzata della Cina in Africa

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La Cina ha ufficialmente aperto il primo agosto a Gibuti la sua prima base navale all’estero, nel giorno del 90esimo anniversario della creazione delle forze armate cinesi, l’Esercito popolare di liberazione. Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, personale militare, funzionari e ospiti hanno partecipato alla cerimonia dell’alzabandiera e alla parata militare organizzate per l’occasione. La Cina ha inviato lo scorso 11 luglio il primo contingente militare nella base costruita del Paese del Corno d’Africa, precisando che tale sito fungerà da sostegno logistico per le attività di peacekeeping e per le missioni di assistenza umanitaria in Africa, così come per cooperazione militare, esercitazioni navali e operazioni di soccorso. Il Corriere della Sera riepiloga in questa infografica l’avanzata della Cina in Africa:

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L’avanzata cinese in Africa (Corriere della Sera, 3 agosto 2017)

La base cinese si trova a poca distanza da Camp Lemonnier, l’unica base permanente americana nel continente africano. Nel piccolo Paese africano, che conta poco meno di un milione di abitanti ed è situato all`imbocco dello Stretto di Bab el Mandeb tra l`Oceano Indiano e il Mar Rosso, sono già presenti anche basi di Francia, Giappone e Italia, e di recente anche l’Arabia saudita ha cominciato a costruire una propria base. La Cina è stato il principale finanziatore di almeno 14 progetti di sviluppo infrastrutturale nel Paese, per un valore complessivo di 14,4 miliardi di dollari.
La Cina è il primo partner commerciale dell’Africa. L’AGI stima che le multinazionali di Pechino hanno un piano di investimenti di oltre 60 miliardi di dollari, fatto di infrastrutture, delocalizzazione della produzione e manodopera, in cambio di risorse naturali. E nel 2016 sono cresciuti del 31% gli investimenti diretti non-finanziari delle imprese cinesi in Africa. Il 60% del cobalto mondiale viene estratto nella Repubblica democratica del Congo, il 90% del materiale estratto finisce in Cina, paese che domina la filiera congolese del cobalto con diverse aziende, tra le quali la Congo DongFang Internetional Minning, che fa pare di Zhejiang Huayou Cobalt, uno dei più grandi produttori di cobalto al mondo. Tra miniere ufficiali e minatori improvvisati, si stima che siano 100mila le persone che scavano con strumenti rudimentali, senza supervisione e misure di sicurezza. Amnesty International stima che si siano almeno 40mila ragazzini, a partire dai 7 anni, che lavorano a 2 dollari per 12 ore al giorno. E tutto questo sotto la supervisione attenta delle maestranze cinesi.