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Laura Boldrini e la medaglia al repubblichino Paride Mori

In merito alla notizia pubblicata oggi da Repubblica, edizione Bologna, e dal sito Repubblica.it, Roberto Natale, portavoce della presidente della Camera, precisa in una nota che «la Presidente della Camera non ha dato alcun premio alla memoria del repubblichino Paride Mori, né ha in alcun modo concorso ad individuare il suo nome tra quelli meritevoli di onoreficenza». «L’individuazione dei soggetti cui attribuire le medaglie – aggiunge – spetta infatti ad una commissione istituita presso la presidenza del Consiglio, che le ha consegnate durante uno specifico incontro che la Camera ha ospitato nella sala Aldo Moro, a margine della cerimonia per la Giornata del Ricordo svoltasi nella Sala della Regina alla presenza del presidente della Repubblica e con la partecipazione della presidente Boldrini». Repubblica in mattinata aveva pubblicato un articolo dal titolo “Boldrini e Delrio onorano il repubblichino”, qui visibile in un’anteprima.

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Il titolo dell’articolo di Repubblica che chiamava in causa la Boldrini e Delrio

BOLDRINI, DELRIO E LA MEDAGLIA A PARIDE MORI
L’articolo raccontava la vicenda della medaglia-ricordo alla memoria data a Paride Mori “in riconoscimento del sacrificio offerto per la Patria” dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio (come deciso da una commissione della presidenza del Consiglio), già sindaco di Reggio Emilia, città medaglia d’oro per la Resistenza e terra dei fratelli Cervi, alla presenza di Laura Boldrini:.

La vicenda riguarda Paride Mori, ufficiale parmense del Battaglione bersaglieri volontari “Benito Mussolini”, un reparto che all’inizio era aggregato alle “Waffen SS” e successivamente inquadrato nell’esercito della Repubblica di Salò che combatté a fianco dei nazisti. L’onorificenza che gli è stata attribuita in realtà fu istituita per ricordare le vittime delle foibe nell’immediato dopoguerra, ma Mori fu ucciso in uno scontro coi partigiani il 18 febbraio del ‘44 e quindi l’episodio non c’entra niente con le vendette post belliche delle milizie di Tito nei confronti degli italiani. Al ribaltamento di significato si aggiunge quindi un falso storico.
Ma la vicenda di Paride Mori comincia prima di quest’ultima vicenda. Alcuni anni fa la giunta di centro sinistra del Comune parmense di Traversetolo, suo paese natale, intitolò una via proprio al repubblichino suscitando l’obiezione dell’Istituto storico della Resistenza provinciale il quale fece presente il passato imbarazzante dell’ex bersagliere. La giunta ritirò l’intitolazione e la vicenda si spense. Non persuasi, i figli di Paride Mori hanno provato altre strade per onorare la figura paterna rivolgendosi direttamente alle massime autorità dello Stato in occasione del citato “Giorno del ricordo”.
Lo scorso dieci febbraio la cerimonia ufficiale e la consegna agli stessi figlidell’onorificenza. Questi ultimi, hanno così celebrato la “riabilitazione” del padre con una lettera pubblicata sulla Gazzetta di Parma nella quale hanno raccontato dell’invito a Montecitorio e della consegna della medaglia da parte del sottosegretario Delrio. Soddisfatti per quello che ritengono la restituzione di un onore, i figli ora chiedono con forza che la via nel paese natale del padre sia finalmente a lui intitolata. Come negarlo dopo un simile viatico?

L’ERRORE DELLA VOLTA SCORSA
La topica governativa di oggi ha un precedente illustre: nel luglio 2010 il comune di Traversetolo gli dedicò una strada, ma a quanto pare per un errore:

La didascalia sulla targa dice “Capitano dei bersaglieri”. Punto e stop. In realtà Paride Mori fu un ufficiale del battaglione ‘Bruno Mussolini’, inquadrato nelle SS tedesche tra il ’43 e il ’45. Un fascista. Un ‘ragazzo di Salò’ e anche di più. Eppure a lui il Comune di Traversetolo – amministrazione di centrosinistra nel cuore dell’Emilia rossa – ha intitolato nei giorni scorsi una strada. Via Paride Mori, capitano dei bersaglieri appunto. Un’autorete, un ‘continuiamo a farci del malè d’autore. “Ci siamo sbagliati, non sapevamo chi fosse Mori – ammette il sindaco Alberto Pazzoni – ma nessuno metta in dubbio l’integrità e l’attaccamento di Traversetolo ai valori della Resistenza”.

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