Economia

L'accordo sulla Grecia è un disastro per l'Eurozona

Il giorno dopo è quello della riflessione e del giudizio. E sul piano della Grecia licenziato dall’Eurosummit nel vertice più lungo della storia il giudizio è netto. Con l’accordo la Germania (e i creditori) ha distrutto l’Eurozona, quello firmato è un accordo svantaggioso per entrambi e mette in pericolo la stabilità dell’economia dei paesi coinvolti. E a dirlo sono giornali, opinionisti ed economisti che non hanno certo simpatia per Syriza.

tsipras grecia
Vignetta da DRY su Twitter

DUE O TRE COSE CHE SO SULLA GRECIA
In Italia a parlare apertamente di fallimento è Luigi Zingales, che sul suo blog scrive che il progetto europeo è morto:

In primo luogo, durante questa crisi il dogma dell’irreversibilità è stato violato. L’Eurogruppo ha apertamente discusso la possibilità di “timeout” della Grecia dall’euro. Alla fine, ha deciso diversamente, ma fare marcia indietro non è più tabù. In un matrimonio, quando si solleva apertamente la possibilità di divorzio, la relazione non è più la stessa. Lo stesso vale per l’euro e il processo di integrazione europea.
In secondo luogo, se l’Europa è la soluzione adottata in questa crisi, chi vuole più Europa? In realtà, che cosa è l’Europa? Durante la crisi c’è stata una qualche differenza di comportamento tra l’Eurogruppo e il Fondo monetario internazionale? Semmai il FMI e’ stato più morbido, riconoscendo la necessità di una ristrutturazione del debito. Se l’Europa non è altro che una brutta copia del FMI, cosa resta del progetto di integrazione europea? L’élite pro-Europa ha vinto la battaglia contro Tsipras, ma ha perso la guerra. Come l’Europa era da biasimare per la vittoria di Tsipras, così l’Europa sarà responsabile quando Tsipras sarà poi sostituito da forze ancora più antieuropee. In Germania non è stata l’iperinflazione degli anni Venti, ma la recessione provocata dalla durezza delle nazioni creditrici a creare le condizioni per l’ascesa di Adolf Hitler. L’Europa cerca di fare lo stesso in Grecia?

Spiega poi Zingales che dopo la cessione di sovranità in favore dell’Unione Europea la scelta di Tsipras è tanto volontaria quanto quella di una persona che ha una pistola puntata alla tempia. E infine conclude:

Ma la questione più importante è che anche questo terzo piano di salvataggio non risolve il problema. Il debito greco resta troppo elevato e il risentimento greco contro l’accordo è tale da rendere difficile applicare correttamente le riforme proposte. Tra qualche anno saremo di nuovo da capo: forse con diversi leader, probabilmente con gli stessi problemi, certamente con meno fiducia nell’Europa.

“Quelli che hanno pensato e che ancora pensano che un’Europa senza Grecia permetterebbe di disciplinare e stabilizzare la zona euro sono dei pericolosi apprendisti stregoni. Cacciare un Paese significa incoraggiare tutti i discorsi anti-euro e in fin dei conti distruggere l’ideale europeo, sarebbe l’inizio della fine”, afferma invece l’economista francese Thomas Piketty, in una intervista al Corriere della Sera. “Presso un certo numero di dirigenti tedeschi – spiega Piketty – si osserva uno spaventoso miscuglio di nazionalismo presuntuoso e di ignoranza storica. L’Europa si è costruita negli anni Cinquanta sulla cancellazione dei debiti del passato, e in particolare del debito della Germania. Ai giovani tedeschi degli anni 1950-1960 – ricorda – è stato detto: voi non siete responsabili dei debiti e degli errori dei vostri genitori e dei governi precedenti, bisogna guardare verso il futuro e investire nella crescita. Dovremmo fare lo stesso oggi”. Anche Maurizio Ricci su Repubblica ha scritto che la vera tragedia europea non è la Grecia, ma la Germania:

La vera tragedia nel cuore dell’Europa, oggi, non è la Grecia. E’ la Germania, l’isolamento culturale, ideologico in cui vive la maggior potenza del continente. La tragedia è che Schaeuble, la Merkel, la Spd non potevano, probabilmente, per realismo politico, comportarsi diversamente. Per anni, l’establishment tedesco – dai politici ai giornali – ha fornito all’opinione pubblica una immagine della realtà europea fasulla, in cui, ad esempio, i tedeschi appaiono quelli che finanziano i debiti greci, anche se, pro capite, il contribuente tedesco ha versato esattamente quanto quello italiano. Nessuno, tuttavia, al di là del Reno, la mette in discussione.
Ora, è anche possibile che i teorici dell’austerità abbiano ragione, ma l’aspetto malsano della vicenda è che l’opinione pubblica tedesca non conosce altra versione della realtà. Le critiche di premi Nobel come Krugman e Stiglitz, le obiezioni di Obama, lo smantellamento dei dogmi dell’austerità da parte del Fmi, gli appelli dello stesso Fmi ad un taglio del debito greco non sono mai arrivati all’opinione pubblica. I giornali non ne parlano, i politici neanche. Per quanto possa apparire incredibile, un dibattito non c’è. Al volante della macchina europea c’è una Germania che non riesce a staccare gli occhi dal proprio ombelico.

agreement accordo grecia
Vignetta di Mauro Biani sul Manifesto (13 luglio 2015)

LA GERMANIA HA DEMOLITO L’EUROZONA
I creditori “brutali” della Grecia “hanno demolito il progetto dell’area euro, costringendo Alexis Tsipras a una umiliante resa, hanno distrutto l’area euro così come era finora conosciuta e demolito l’idea di un’unione monetaria come passo verso un’unione politica democratica”, afferma Wolfgang Munchau, editorialista del Financial Times, sottolineando che i creditori hanno ridotto l’area euro “a un sistema tossico di cambi fissi, con una moneta unica condivisa, guidata nell’interesse della Germania, e tenuta insieme da una minaccia di destituzione per coloro che cercano di cambiare l’ordine”. “Una volta che si strappano dall’area euro le ambizioni di un’unione politica ed economica”, Eurolandia “resta solo un progetto utilitaristico in cui gli stati membri pesano i costi e i benefici, così come la Gran Bretagna sta facendo ora per l’Unione Europea”. L’accordo raggiunto a Bruxelles “potrà forse evitare una catastrofe immediata, ma c’è poco da celebrare dato che farà poco per affrontare, e ancor meno per curare, il lento disastro dell’economia greca”, è il pensiero che Neil Irving del New York Times dedica all’intesa, che nel titolo definisce “dannosa”. Il primo ministro greco Alexis Tsipras “non ha certo aiutato la sua causa di fronte ai leader europei convocando un confuso referendum all’ultimo minuto”, scrive il quotidiano. Ma invece di seguire il principio europeo del “consenso e la cooperazione”, l’accordo è stato segnato “dall’acrimonia”. “La tragedia” non riguarda solo il debito greco, ma anche quello spirito europeo “dell’uno per tutti, tutti per uno che dovrebbe governare l’Europa”. Il vantaggio dell’accordo “è che serve a guadagnare tempo”, nota il giornale. “Ma a meno che non venga utilizzato per ridurre veramente il debito greco”, il problema si riproporrà più avanti. “Nel forzare la Grecia a sottomettersi”, la Germania e i suoi alleati “non hanno risolto la crisi dell’unione monetaria o portato avanti il progetto europeo”, conclude il New York Times.
Immagine di copertina dal Guardian