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La strategia dei fascisti dietro la guerra ai profughi

L’indecente spettacolo offerto ieri a Casale San Nicola, dove per protestare contro l’accoglienza di ben 19 (#diciannove#) profughi in una ex scuola riadattata a dormitorio si è riunita la créme de la créme della destra fascista romana, non è casuale. Gli incidenti e le risse provocati da Casapound e compagnia rispondono infatti a una ben precisa strategia di strumentalizzazione, e la copertura politica offerta da Matteo Salvini e Giorgia Meloni (tra gli arrestati e processati per direttissima oggi c’è anche Giorgio Mori di Fratelli d’Italia, nel frattempo difeso dalla capa del partito) ne è la prova.
 
LA STRATEGIA DEI FASCISTI DIETRO LA GUERRA AI PROFUGHI
Il prefetto di Roma Franco Gabrielli, che ricopre questo incarico da aprile, ha spiegato in una lunga intervista al Corriere della Sera a firma di Rinaldo Frignani che quello che sta accadendo è frutto della strumentalizzazione di un gruppo di estremisti: ««Cominciamo subito col chiarire che la provenienza dei rifugiati è stata al centro di una vera e propria mistificazione. I diciannove stranieri in questione non vengono da chissà dove, non sono nuovi arrivi. Sono persone che già vivevano in una struttura d’accoglienza invia Visso (nel quartiere di San Basilio, sulla Tiburtina). Gente che aveva bisogno di assistenza e accoglienza, e che era rientrata nei criteri di assegnazione già nel 2014. Purtroppo con quel sistema il problema della presenza degli immigrati si era ulteriormente appesantito in alcune realtà cittadine, come quella di Tor Sapienza (finita al centro di tafferugli e proteste nell’autunno scorso insieme con Corcolle, ndr)». Eppure nelle interviste rilasciate dai sedicenti abitanti del quartiere sembrava che dovessero arrivare duemila persone da casa di Jack lo Squartatore. Chi ha raccontato queste fregnacce agli abitanti? Il prefetto è ancora più chiaro: «Innanzitutto bisogna sottolineare che non tutti gli abitanti sono contrari all’arrivo dei rifugiati. C’è una parte che non ha protestato e ha collaborato. Con l’altra non mi sono mai sottratto al confronto. Ci siamo incontrati, li ho ricevuti. Avrei apprezzato un atteggiamento più onesto. Sarebbe stato meglio che mi avessero detto semplicemente “noi gli stranieri qui non li vogliamo”. Certo, non avrei condiviso il loro pensiero, ma almeno avrei capito che c’era una posizione chiara e netta. E poi hanno permesso che solo i facinorosi occupassero la scena». Lo stesso quotidiano riporta il pensiero di Alfano, non a caso ieri contestato con richieste di dimissioni da Lega Nord, Fratelli d’Italia e MoVimento 5 Stelle:

Lui, ai suoi collaboratori, confida «amarezza». «Non si può scatenare il putiferio per 19 migranti. È come se qualcuno fosse alla ricerca dell’incidente e si sperasse che accada qualcosa di grosso», si sfoga. Auspicando che «da parte di tutti a partire dai media si levi una voce di ragionevolezza». «Ci sono programmi tv dedicati ogni sera alle paure sull’immigrazione. E quando poi ci si mette CasaPound, la succursale romana di Salvini, le cose peggiorano. Possibile che Roma non ce la faccia ad ospitare poche decine di migranti?», si domanda. E aggiunge: «Abbiamo un piano e lo porteremo avanti. Siamo attentissimi ai disagi reali della gente, ma non possiamo accettare il tentativo di cavalcare le paure». Per Alfano «la gente è impaurita perché c’è qualcuno che la impaurisce». «Capirei se i cittadini ci dicessero “rafforzate i presidi di polizia, temiamo un incremento della criminalità” e noi siamo già al lavoro per farlo», dice. A Casale San Nicola sarà inviato un presidio mobile. Ma, conclude, «non capisco chi dice che non si può accettare nemmeno un immigrato».

dove sono profughi italia
Dove sono ospitati i profughi in Italia (Corriere della Sera, 18 luglio 2015)

SOFFIARE SUL FUOCO PER RACCATTARE VOTI
Ma l’attività di soffiare sul fuoco per raccattare voti è molto più raffinata. E la spiega oggi Carlo Bonini su Repubblica, raccontandone anche la genesi che risale a un anno fa. Ovvero a quando cominciarono le proteste nel quartiere Esquilino guidate da Casapound e Noi Con Salvini, con l’abbraccio ufficiale tra i due “movimenti”. Poi toccò a Torre Angela, Ponte di Nona, Corcolle, Tor Sapienza, Infernetto, Tor Pignattara. In una sequenza che, ogni volta, si ripropone identica a sé stessa.

Sulla scena —proprio come ieri a Casale san Nicola —si muovono “Comitati di quartiere” di cui Casa Pound è il ventriloquo. Spuntano come funghi e, negli ultimi sei mesi del 2014, si arriva a contarne 60. Invariabilmente professano di non essere «né di destra, né di sinistra». Di fatto, non ce ne è uno che non abbia come suo capo bastone qualche vecchio arnese della fascisteria romana, piuttosto che militanti di Forza Nuova. E, altrettanto invariabilmente, «l’incidente» che ne innesca la rivolta è regolarmente opaco nelle dinamiche(le aggressioni a Tor Sapienza, piuttosto che gli asseriti assalti agli autobus a Corcolle, i “raid Rom” di Torre Vecchia) e certamente sproporzionato rispetto alla reazione.
Una qualificata fonte investigativa del Ros dei carabinieri — dove ormai, dopo cinque anni di indagini, esiste un’enciclopedia su Casa Pound — spiega: «La regia nella cosiddetta rivolta delle borgate contro i centri di assistenza agli immigrati ha un tratto evidente. Cercare l’incidente. Se necessario, provocarlo, certamente ingigantirne la portata. La logica è quella di mantenere costante la tensione e sfruttare la potenzialità manipolatorie dello strumento mediatico».

Ma c’è di più, sottolinea Bonini:

Nelle retrovie della campagna di odio di Casa Pound e di Salvini, protetti dalla maschera posticcia dei “Comitati di quartiere” e la loro «lotta agli immigrati», si muovono, almeno fino a quando sono stati in grado di farlo, tre figure chiave della destra “politica” romana che dicono molto del doppio fondo della “rivolta”. Gianni Alemanno, Luca Gramazio, Giordano Tredicine (per dirne una, partecipano nel novembre scorso alla “marcia delle Periferie sul Campidoglio”). Colpiti tutti e tre dall’inchiesta “Mafia Capitale”, lavorano — per quanto ha sin qui documentato la Procura di Roma — per l’associazione mafiosa di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati il cui core business,guarda un po’, è proprio l’accoglienza dei migranti.
In piazza, crocefiggono la nuova giunta Marino per le politiche e i costi dell’accoglienza e soffiano sulla rivolta identitaria che, di fatto, costringe il governo e il prefetto della città a un’affannosa e costosissima rincorsa a nuove sistemazioni per i migranti. In privato, si fanno strumento del cartello (La 29 giugno di Buzzi e la Cascina) che ha il monopolio della gestione dei centri di accoglienza e dunque tratta in posizione di forza tariffe e quote.