Economia

Se la Rai se ne frega dell'Anticorruzione

Il caso di scuola è quello del capo della security Genséric Cantournet: Antonio Campo Dall’Orto ha effettuato la nomina in Rai dopo che il suo nome era stato suggerito da una società di cacciatori di teste: “Salvia, Cantournet & Partners“. No, non è un’omonimia. La società ha tra i soci il padre del nominato. Un caso talmente clamoroso di conflitto d’interesse che dovrebbe, in un paese normale, gettare nel ridicolo l’amministratore delegato di un’azienda pubblica e portarlo a dare le dimissioni.

Se la Rai se ne frega di Cantone

E invece il bello è che la RAI se ne frega allegramente dei giudizi del Consiglio dell’Autorità Anticorruzione, interpellata sulle ultime nomine dal sindacato UsigRai e anticipato ieri dal Fatto Quotidiano: questo perché rilievi non sono vincolanti per l’azienda e non invalidano automaticamente i contratti. La Rai promette di aprire “un confronto con l’azionista” e fa sapere che valuterà attentamente le raccomandazioni dell’Autorità, ma sottolinea che la delibera evidenzia una “sostanziale correttezza dei principi adottati”. Sono ventidue le posizioni esaminate: dal direttore di Rai3 Daria Bignardi al direttore di Rai2 Ilaria Dallatana, dal direttore editoriale informazione Carlo Verdelli al direttore di Raisport Gabriele Romagnoli, fino al conduttore di Politics Gianluca Semprini. L’Autorità rileva irregolarità rispetto al regolamento anti-corruzione, in particolare per la mancanza del job posting, cioè l’annuncio della posizione vacante per effettuare una verifica tra le risorse già presenti in azienda. Solo la nomina del Chief of Brand and Creative Roberto Bagatti risulta immacolata. La tv pubblica assicura che “esaminerà a fondo” la situazione di Cantournet e già circolano voci di un possibile licenziamento, ma questo è un modo di aggiungere ridicolo al ridicolo: andrebbe cacciato a calci nel deretano non il responsabile della sicurezza, ma il furbacchione che ha scelto di farsi fare la ricerca dal padre del nominato. E anche chi dorme invece di vigilare sull’azienda, ovvero Campo dall’Orto. Ma sul piatto non c’è nulla di tutto questo, anche se irregolarità procedurali sono state riscontrate anche nelle nomine del capo staff del dg, Guido Rossi, e del responsabile delle relazioni con i media, Luigi Coldagelli, sulle quali sarà il Tesoro a compiere una valutazione. Limiti e carenze Rai vengono rilevate anche nell’ultimo caso: l’assunzione a tempo indeterminato di Gianluca Semprini, arrivato da Sky a RaiNews24 con in tasca un contratto a tempo indeterminato e con la qualifica di caporedattore. Ovvero un tizio che ha promesso di fare il cane da guardia durante la presentazione del suo programma e si è ridotto, come nel caso di Di Maio, a fare il cane da compagnia. Mentre la direttrice di rete che lo ha scelto aveva puntato sul 4% di share ed è già piuttosto sotto.

L’elenco delle contestazioni alla RAI

L’elenco comprende Raffaele Agrusti (CFO Rai), Gianpaolo Tagliavia (direttore dell’area Digital), Carlo Verdelli (direttore editoriale per l’offerta informativa), Diego Antonelli (vice di Verdelli), Gabriele Romagnoli (direttore di RaiSport), Daria Bignardi (direttore di Rai3), Ilaria Dallatana (direttore di Rai2), Guido Rossi (braccio destro del direttore generale), Paolo Galletti (direttore delle Risorse umane), Genseric Cantournet (capo della sicurezza), Giovanni Parapini (a capo delle Relazioni istituzionali), Cinzia Squadrone, Pierpaolo Cotone, Luigi Coldagelli, Rosetta Giuliano, Antonella Di Lazzaro, Roberto Bagatti (Chief of Brand and Creative, per il quale l’Anac ha escluso il mancato utilizzo dello strumento del job posting), Francesco Canetta, Alessandro Lostia, per l’appunto Gianluca Semprini (l’ultimo assunto in ordine di tempo) e i consulenti Francesco Merlo e Massimo Coppola. La Rai ha replicato con una nota in cui sostiene che la delibera dell’Anac sulle assunzioni esterne “rileva una sostanziale correttezza dei principi adottati, ma evidenzia problematiche specifiche per quanto riguarda modalita’ e procedure di reclutamento del personale dirigente”. Ma il problema è sempre lo stesso: in Rai, unica televisione al mondo, chi sbaglia non paga mai. Tanto c’è Pantalone. Pardòn, il canone.

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