Economia

La partita del governo con Bruxelles rinviata

pier carlo padoan

Federico Fubini sul Corriere di oggi spiega che i segnali che arrivano da Bruxelles riguardo il giudizio positivo sulla Legge di Stabilità 2016 è soltanto un rinvio all’anno prossimo, quando verranno al pettine una serie di nodi economici che oggi l’esecutivo può rinviare:

Ieri da Bruxelles l’Ansa ha raccolto i primi segnali che neanche per l’Italia ci sarà il respingimento immediato. Sarebbe diventato una possibilità concreta se si fosse prospettato un deficit in peggioramento appena un po’ più di quanto poi deciso dal governo (una volta eliminati dal calcolo gli effetti dei cicli economici). Ma la Legge di stabilità, deliberatamente, si tiene giusto all’interno di questa linea rossa: la calpesta senza superarla. L’altra area «proibita» di cui Padoan ha preso nota riguarda invece l’opzione che il deficit nel 2016 superi anche quota 2,2% del Pil e salga fino al 2,4%. Anche questa ipotesi innescherebbe una reazione molto rigida della Commissione e poi dell’Eurogruppo, il club dei ministri finanziari della moneta unica. Ma per ora non è prevista, almeno fino a quando non verrà permesso di trattare con più indulgenza le spese sostenute dallo Stato per l’emergenza immigrazione. Malgrado le proteste con alti decibel, Italia di Matteo Renzi dunque ha deciso di non uscire dalla tenda delle regole europee: preferisce sondare costantemente fin dove può tirarne il tessuto prima che si strappi, e spingere il limite sempre un po’ più in là.

legge stabilità coperture
La tabella del Sole 24 Ore che riepiloga impieghi e coperture della Legge di Stabilità 2016

La partita però finirà per giocarsi l’anno prossimo, quando le clausole di salvaguardia per 34 miliardi di euro per il 2017 e il 2018 dovranno essere annullate, ma non sarà possibile (o sarà molto più difficile) utilizzare la spesa in deficit come il governo ha fatto quest’anno:

Il 5 novembre la Commissione darà un primo assaggio con le sue «previsioni di autunno», che non servono tanto a capire come andrà l’economia ma come la vedono Dombrovskis e Moscovici. Poi a metà del prossimo mese il loro parere sui bilanci nazionali approderà all’Eurogruppo. È qui che emergerà che l’Italia probabilmente ha evitato una resa dei conti nei prossimi mesi, solo perché l’ha rinviata al prossimo biennio. Oggi a Bruxelles il governo chiede di poter spendere 3,3 miliardi in più per i migranti nel 2016, ma sa che il problema di fondo è dieci volte più grande: «clausole di salvaguardia» (cioè aumenti automatici dell’Iva e delle accise) per 34 miliardi di euro nei due anni seguenti. Sono 14 miliardi nel 2017 e quasi 20 nel 2018. Poiché Renzi e Padoan non intendono far scattare quegli aumenti delle tasse né preparano tagli di spesa corrispondenti, tra 12 mesi i conti con Bruxelles non torneranno più. Ufficialmente il deficit dell’Italia è previsto all’1,1% del Pil (Prodotto interno lordo) nel 2017 e allo 0,2% nel 2018, ma tutti sospettano già che non scenderà mai sotto il 2% e forse risalirà verso il 3%. Neanche il debito calerà come concordato. Si capirà allora se anche la tenda dell’Europa, per quando grande e flessibile, prima o poi si strappa.

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