Economia

La lotteria degli scontrini

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Il viceministro dell’Economia Luigi Casero è tornato ieri in un’intervista al Corriere della Sera sulla sua idea di una lotteria nazionale nella quale si usano gli scontrini fiscali al posto dei biglietti: in palio o soldi o sconti sulle tasse da pagare sotto forma di detrazione o bonus. Racconta il Messaggero:

Il governo, alle prese con un’ampia strategia anti evasione fiscale Iva («l’imposta più frodata in assoluto» ragiona una fonte del ministero dell’Economia ricordando i 40 miliardi di buco certificati dal Mef), accarezza l’idea di mettere in piedi un concorso, già sperimentato in Portogallo da più di due anni con buoni risultati dal punto di vista del gettito, al fine di indurre i cittadini-contribuenti a richiedere lo scontrino all’atto di acquisto dei prodotti negli esercizi commerciali.
C’è un dossier aperto da diversi mesi in Via XX Settembre che potrebbe concretizzarsi nel lancio di una lotteria sperimentale a partire dal 2017. L’operazione, ancora tutta da costruire – frenano in ambienti di governo – non rientrerebbe comunque nell’articolato della legge di Bilancio.

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Come funzionerebbe il concorso?

La lotteria, che avrebbe cadenza mensile, sarebbe resa possibile dallo scontrino elettronico che «funzionerà un po’ come adesso in farmacia: quando compri qualcosa dai il tuo codice fiscale alla cassa e lo scontrino viene comunicato direttamente all’Agenzia delle Entrate». Nessun obbligo di conservazione dello scontrino Iva, insomma, anche per evitare che qualche furbo vada a rovistare nella spazzatura a caccia di titoli di acquisto altrui. Ciascun contribuente avrà accesso a un file dove saranno registrati gli acquisti e i relativi codici per partecipare alla lotteria. Si avrà un codice non per ogni acquisto ma per ogni tot di euro spesi. In pratica, una volta raggiunta una cifra minima di spesa si potrà prendere parte all’estrazione. Quanto?Probabilmente un esborso inferiore a 30euro.

Insomma, un’altra bufala all’italiana:

Il contrasto d’interessi semplicemente non funziona. C’è sempre modo, tra prestatore di servizio e consumatore, di trovare un equilibrio di mutua soddisfazione. Non solo: rendere detraibili le fatture di determinate prestazioni implica un buco di gettito, che dovrebbe essere colmato. Quanto spendono gli italiani ogni anno per l’idraulico? E per l’avvocato (sic)? Il buon Casero crede davvero che il recupero di gettito, che non avverrebbe, a causa delle dinamiche dette sopra, sarebbe superiore al costo di finanziare la detrazione delle fatture dall’imponibile? E pensare che persino Alesina e Giavazzi, indiscussi maestri in soluzioni che non risolvono, alla fine erano riusciti a cogliere la impraticabilità di questa ennesima pallottola d’argento Made in Italy, falsa come una moneta da tre euro.