Economia

La letterina dell'Europa all'Italia è in arrivo

commissione europea

L’agenzia di stampa ANSA scrive che dalla Commissione Europea dovrebbero partire domani le lettere con le richieste di chiarimento sulle bozze di bilancio per l’Italia ed altri cinque o sei paesi, tra cui Belgio, Spagna, Portogallo, Estonia e forse Francia e Olanda. Per l’Italia i dubbi sul fronte delle entrate sono per le troppe una-tantum, su quello delle uscite per il piano nazionale di salvaguardia antisismica, considerato strutturale e non emergenziale. Ok per le spese di ricostruzione locale e quelle per i migranti.

La letterina dell’Europa all’Italia è in arrivo

Stamattina il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in un’intervista a Repubblica aveva sostenuto che se l’Europa avesse bocciato la manovra avrebbe segnato l’inizio della sua fine. Le contestazioni sono una disputa attorno a 1,6 miliardi di euro, un valore pari allo 0,1%: Matteo Renzi ha presentato la sua Legge di Stabilità 2017 (che potremmo definire LSE: Legge di Stabilità Elettorale) con interventi per 27 miliardi di euro che mirano a raggiungere un obiettivo di deficit fissato al 2,3% del PIL per il 2017. Un 2,3% poco meno del 2,4% che arriverà probabilmente a fine 2016, molto più di quell’1,8% che era nelle previsioni un anno fa per il 2017, sempre considerando che tutti questi numeri ad oggi sono scritti sull’acqua visto che si basano su obiettivi di previsione e crescita ottimistici e contestati da UPB e Bankitalia (ma non è detto che non abbia alla fine ragione Padoan, il quale non a caso ha ricordato che le previsioni governative dell’anno precedente erano sbagliate per eccesso di pessimismo).

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La letterina dell’Europa sull’Italia: così la manovra (Corriere della Sera, 23 ottobre 2016)

Sulla questione il ministro Padoan afferma: “Dal 2011 in poi l’Italia ha speso miliardi e miliardi per affrontare un’emergenza migranti che non era e non e’ un problema solo suo, ma dell’intera Unione. E nessuno ci ha finora riconosciuto questo impegno economico. Qualche mese fa alla Turchia sono stati riconosciuti dall’Europa tre miliardi proprio per far fronte all’emergenza migranti. L’Italia ha speso più di tutti per questa emergenza e ha reso un servizio agli altri Stati, ha difeso un “bene pubblico” comune. Lo dice anche il documento appena uscito dal vertice di Bratislava, dove si parla espressamente del peso della questione migranti sui paesi meridionali dell’Europa. E’ un problema politico, che riguarda il futuro del continente”. E sulla stima di una crescita del Pil all’1% nel 2017 Padoan sottolinea: “Ci contiamo e lo consideriamo una stima prudente, del resto anche l’Ufficio parlamentare di bilancio l’ha validata alla luce delle misure contenute nella manovra. Si parla poco del cuore della manovra dove ci sono gli interventi sulle imprese e sulla produttività che hanno un forte effetto sulla crescita: confermiamo il superammortamento per l’acquisto di beni strumentali e introduciamo l’iperammortamento per investimenti materiali e immateriali in nuove tecnologie. E mettiamo due miliardi aggiuntivi per la realizzazione di opere pubbliche. Aspettiamo di vedere le stime di novembre della Commissione sulla crescita ma conto di non rimanere deluso”.

Cosa c’è dietro le lettere

Nella contestazione secondo alcuni dovrebbe trovar posto anche il fatto che il governo ha conteggiato come “emergenze” per il terremoto non solo i costi della ricostruzione dopo i danni del sisma in Centro Italia, ma anche quelli de L’Aquila e dell’Emilia. Una scelta che oggi Renzi ha difeso con Lucia Annunziata a In 1/2 Ora. Federico Fubini sul Corriere di oggi ha immaginato gli scenari successivi dopo l’invio della lettera:

La risposta dell’Italia sarà prevedibile quanto la lettera della Commissione. Il governo farà valere che lo stesso vertice europeo di pochi giorni fa riconosce che i Paesi in prima linea sugli sbarchi devono far fronte a un onere finanziario particolare. Quindi ricorderà che nessuno poteva prevedere prima il costo del terremoto di Amatrice. Può sembrare incredibile che ruoti attorno a minuzie del genere il confronto in Europa su un Paese che dal 1996 cresce in media dello 0,46% l’anno, ha il debito più alto dopo la Grecia, tiene al lavoro appena il 56% della manodopera e presenta un volume di crediti deteriorati nelle banche pari quasi a un quarto del reddito nazionale. Eppure nei giorni in cui il governo preparava la legge di Stabilità, la discussione con la Commissione Ue si era concentrata esattamente su questo: da Roma si avvertiva che l’obiettivo di deficit nel 2017 sarebbe stato del 2,3% e non più dell’1,8% (come concordato in maggio), a causa della minore crescita e delle nuove spese per «eventi eccezionali»; da Bruxelles si pregava il governo di attenersi al massimo al 2,2%, classificando più rigorosamente soprattutto i costi di ricostruzione dopo il terremoto.

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Le tappe della Legge di Stabilità 2017 (La Stampa, 17 ottobre 2016)

Ma il tono così apparentemente triviale del confronto nasconde una tensione in profondità. Nella Commissione Ue è palpabile il disagio di fronte a un Paese considerato fragile, che continua a rimettere in discussione ogni pochi mesi gli accordi presi e presenta misure — dalle pensioni, alle sanatorie fiscali — che rischiano di complicare i problemi invece di risolverli. L’irrigidimento di questi giorni a Bruxelles è la reazione di un’istituzione che si sente sfidata da un interlocutore percepito come inaffidabile. A Roma è invece evidente la frustrazione per l’approccio di Bruxelles, visto come miope e puramente contabile. Nessuna delle due parti oggi vuole cedere terreno. Così quello 0,1% del Pil che separa Roma e Bruxelles somiglia sempre di più a una nuova linea di faglia nell’area euro. Prima che qualcuno, in qualche modo, ci getti sopra l’ennesimo precario ponticello.

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