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La lettera del maestro che vuole insegnare al bimbo immunodepresso

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Nella rubrica di Conchita Di Gregorio su Repubblica di oggi è pubblicata una bellissima lettera aperta di Leonardo Gerino, insegnante, per il bimbo malato di leucemia che non può andare a scuola in provincia di Treviso perché i genitori di altri bambini non li hanno vaccinati:

«Sono un docente con anni di esperienza nel settore pubblico e privato a tutti i livelli, dalla scuola superiore all’educazione parentale. Insegno lettere e, nello specifico, italiano, storia, geografia, latino e greco; sono anche insegnante di inglese e docente certificato Ditals II di italiano come lingua straniera. Ho inoltre competenze per l’insegnamento a studenti Dsa e sono Cultore della Materia in Linguistica applicata presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi di Roma. Ho letto del caso del bambino di 8 anni che non può andare a scuola perché malato di leucemia e rischierebbe di morire a causa di alcuni compagni non vaccinati.

Dopo aver riflettuto ed essermi confrontato con le persone a me vicine, voglio dire apertamente, anche a costo di subire attacchi, minacce e insulti come troppo spesso sta accadendo negli ultimi tempi, che il diritto allo studio debba essere garantito sempre, senza subire la negativa e pericolosa influenza dell’ignoranza No Vax. A un bambino, per di più, che molto ha già sofferto e che ora si trova nuovamente in pericolo, lontano da quell’ambiente, la scuola, che tanto dà a chi la vive ogni giorno. La scienza ci permette di vivere in un mondo che offre, oggi, moderne cure mediche, tecnologie all’avanguardia nel campo della sicurezza comunicazione a distanza, trasporti veloci e sempre più ecologici.

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Sono alcune delle più grandi conquiste dell’uomo, che rendono la nostra vita migliore senza se e senza ma. Eppure qualcuno ancora si permette (e sì, scelgo questo verbo) di soste nere che il progresso nella medicina sia il male, che i vaccini siano solo un complotto delle case farmaceutiche per arricchirsi. Bene: ho lavorato, come insegnante, direttamente o attraverso enti di formazione e scuole, anche per multinazionali quali Johnson&Johnson Medical e Procter&Gamble e non me ne vergogno affatto; anzi, le considero alcune fra le esperienze più formative che ho avuto a livello professionale e soprattutto umano. Allora dico: che un bambino immunodepresso non possa andare a scuola perché dei genitori, informati non si sa dove né come (Internet e l’Università della Vita su Facebook non sono fonti scientificamente ammissibili), hanno deciso di non vaccinare i propri figli, non è una situazione accettabile in un Paese che si fregia, vedremo ancora per quanto, della definizione di “sviluppato”.

E così, con la mia esperienza di insegnante, un doctorate in Education leadership ancora in corso (in una università americana), ho deciso di mettermi a disposizione della famiglia del bambino, gratuitamente, per permettergli di studiare e crescere attraverso l’homeschooling. Almeno finché non si riuscirà a mandarlo a scuola al sicuro. Vivo a Roma, sono pronto a effettuare tutti i vaccini che dovessero eventualmente mancarmi e a pagarmi viaggio, vitto e alloggio per raggiungere la famiglia ed essere l’insegnante e la scuola che qualche No Vax vuole negare ad un bambino innocente e in difficoltà, finché le mie risorse economiche mi permetteranno di farlo. E mi auguro che altri miei colleghi vogliano seguire questo esempio, perché c’è sempre bisogno di tanto, tanto cuore per insegnare».

Leggi sull’argomento: Una classe di vaccinati per il bimbo con la leucemia di Treviso?