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La bufala del video del furgone di Bossetti «falso»

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Da qualche giorno impazza una storia che riguarda il furgone di Massimo Bossetti e il video che nel giugno scorso è finito su tutti i giornali. Luca Telese ha raccontato su Libero gli ultimi quanto è accaduto. Al centro del dibattimento in quella che Telese definisce la “giornata più importante del processo (fino ad oggi)” si sta discutendo di quel video mandato in onda da tutte le televisioni, in cui i carabinieri hanno montato i fotogrammi ripresi dalle telecamere di sorveglianza: si vedeva in pratica il furgone del carpentiere di Mapello che girava più volte nei pressi della palestra di Brembate la sera in cui è scomparsa Yara.

La bufala del video del furgone di Bossetti «falso»

Secondo molti quel filmato era la dimostrazione del “predatore che si mette in caccia della sua preda”. Quel video fece litigare Bossetti e la moglie Marita, intercettati: “Tu quella sera erì li! Ti ho visto con il furgone! Che cosa facevi?”. Nell’articolo di Telese a colpire è più di tutto questo passaggio:

Tenete a mente questo botta e risposta, poi ci torniamo:
– «Colonnello Lago, abbiamo visto questo video proiettato migliaia di volte. Perché se adesso lei ci dice che solo uno di questi furgoni è stato effettivamente identificato come quello di Bossetti?».
– «Perché dice questo, avvocato?».
– «Perché, colonnello, sommare un fotogramma con il furgone di Bossetti con un altro fotogramma di un altro furgone è come sommare pere e banane!».
– «Questo video è stato concordato con la procura a fronte di pressanti e numerose richieste di chiarimenti della circostanza che era emersa».
– «Cosa vuol dire colonnello?»
– «È stato fatto per esigenze di comunicazione. È stato dato alla stampa».

Il video in questione è questo:

Ma la storia è leggermente più complicata di come la sta raccontando Libero e come la stanno raccontando tutti i giornali in questi giorni.

Questione di frame

E a fare un po’ di chiarezza ci ha pensato ieri su Facebook Paolo Colonnello, cronista di giudiziaria per La Stampa. Che quel video contenga immagini false o taroccate è una bufala: nessuna di quelle immagini è in realtà falsa, ma soltanto un paio di frame possono essere utilizzati in ambito processuale visto che la maggior parte non sono sufficientemente chiari per essere analizzati e riferite con certezza scientifica al furgone di Bossetti. Il furgone si trova dietro la palestra da cui stava uscendo Yara Gambirasio, e questa è l’unica certezza non scalfita dalla testimonianza del colonnello:

E le altre immagini? Le altre sono sempre riferibili al furgone di Bossetti e hanno soprattutto una valenza investigativa (rivelano i ripetuti passaggi e lo spazio temporale in cui questi avvengono e si basano, anche, sul calcolo delle probabilità) ma non “scientifica”: non sono cioè così nitide da poter essere utili a una ricerca che dimostri al di là di ogni ragionevole dubbio che quello sia proprio il furgone di Bossetti. Attenzione però: la valenza “scientifica” non ha automaticamente valore di prova in un processo se non viene contestualizzata; esattamente come fanno le altre immagini nel loro complesso. E’ stato scritto che quelle immagini non sono agli atti: falso. Tutte le immagini contenute nel filmato, confezionato direttamente dai Ris, sono eccome agli atti e insieme hanno valore di prova indiziaria. Semplicemente sono depositate non come un filmato in “loop” ma nella loro forma originaria, cioè estrapolate dalle telecamere digitali della zona di Brembate e, dunque, ogni filmato dura parecchi minuti.

Vero è invece che sono state confezionate ad uso della stampa, come ammesso da Lago. E, spiega Colonnello, «da quando esiste il web, polizia, carabinieri e guardia di finanza riforniscono i giornalisti di questo tipo di filmati che, va da sé e non potrebbe essere altrimenti, vengono “montati” per poter essere pubblicati in tempi ragionevoli per il pubblico (uno o due minuti, prima che scatti la noia). Giusto? Sbagliato? La sostanza di un fatto come questo alla fine qual è? Che il furgone di Bossetti la sera in cui Yara scomparve si trovava esattamente vicino alla palestra di Brembate e passò e ripassò da quel quartiere diverse volte nel giro di un’oretta, ripreso da più telecamere». Questo è il dato di fatto. Che i carabinieri abbiano sbagliato a montare un video per esigenze di comunicazione, visto che il loro mestiere è fare le indagini, può essere motivo di discussione. Che una prova sia stata considerata falsa invece è proprio una bufala.