Economia

La bomba piazzata sulle banche italiane

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La storia l’ha raccontata nei giorni scorsi Federico Fubini sul Corriere della Sera: un rapporto speciale di 53 pagine del Consiglio degli esperti economici in Germania, appoggiato da Wolfgang Schäuble nel quale si raccomanda di estendere gli stessi principi dalle banche agli Stati e al rapporto tra i due: in caso di crisi pagano i creditori. Ovvero chi detiene i titoli di Stato del paese in difficoltà. Non ci devono essere reti di sicurezza per i titoli di Stato senza il sacrificio di chi detiene il debito pubblico del paese in difficoltà.

La bomba piazzata sulle banche italiane

Un modo per mettere i governi di fronte alla disciplina del mercato, visto che quella del bilancio non sta dando i frutti che ci si aspetta. E anche per mettere in difficoltà le banche esposte sul debito pubblico dei paesi. Come quelle italiane. Si legge nel rapporto dei saggi: «È necessaria un’applicazione coerente delle regole di insolvenza per gli Stati, in modo da ridurre i livelli di debito e rendere credibile la clausola che esclude i salvataggi». Se un paese chiede un salvataggio europeo quindi verrà sospeso il versamento degli interessi e il rimborso dei titoli di quel paese. «Va posta fine al privilegio concesso ai titoli pubblici nella regolazione bancaria», si legge nel rapporto. L’idea è stata già sottoposta all’Europa:

Si tratta della parte del piano che più rapidamente sta facendo strada a Bruxelles. Il mese prossimo e in giugno due gruppi di lavoro dell’area euro presenteranno rapporti che precisano e declinano il progetto. Per le banche italiane, e il finanziamento del debito pubblico di Roma, l’impatto sarebbe profondo. Sul tavolo c’è l’ipotesi che gli investimenti fatti in titoli di Stato inizino a erodere il capitale delle banche non appena la loro esposizione in debito pubblico del loro Paese supera il 25% del patrimonio. In sostanza, visti gli oltre 400 miliardi di titoli del Tesoro di Roma detenuti, le banche italiane dovrebbero accantonare denaro contro eventuali perdite per circa il 70% del loro portafoglio di titoli di Stato.
In alternativa, dovrebbero vendere buoni italiani e magari comprarne di più solidi, per esempio i tedeschi. La svolta sarebbe graduale, ma il mercato non può che anticiparne gli effetti con una stretta al credito. Per l’economista Peter Bofinger, tutto questo significa sottrarre alle banche dell’Europa del Sud il pilastro sul quale si fonda qualunque istituto al mondo: dei titoli sicuri in bilancio, che non possono fallire. «Può essere dinamite per l’area euro», dice Bofinger. Ma l’unico esponente degli esperti tedeschi a votare contro il piano è stato proprio lui.

Gli effetti immediati di un meccanismo del genere sarebbero facili da immaginare: «Un effetto immediato sarebbe innescare una stretta al credito non appena un Paese va in difficoltà, avvitando la crisi. Un secondo effetto sarebbe accelerare la fuga dei fondi bancari dai titoli italiani a quelli di Berlino, più sicuri, facilitando il finanziamento di Berlino e complicando quello di Roma. Questo ingranaggio è un acceleratore di crisi e a qualcuno sembrerà anche uno strumento di potere», scrive oggi Fubini. E non è per niente difficile immaginare in mano a chi.

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Chi detiene il debito pubblico degli stati europei (Il Sole 24 Ore)

Cosa c’è nei bilanci delle banche italiane

Le banche italiane, oltre ad avere in pancia 200 miliardi di crediti tanto deteriorati da essere di fatto non esigibili (per questo il governo e il settore bancario chiede una bad bank ed è disposto ad accettarla in varie forme), hanno attivi composti in gran misura di titoli di Stato. I dati relativi al secondo trimestre 2014 che possiamo osservare nell’infografica del Sole 24 Ore ci dicono che non saremmo certo gli unici a soffrire da una soluzione del genere: basta vedere la situazione della Spagna e dell’Olanda. Ma l’impatto del progetto sul nostro sistema fatto di banche malate sarebbe devastante. E la Garanzia per la cartolarizzazione delle sofferenze, frutto di un disonorevole compromesso tra Tesoro e Bruxelles, non ha cambiato nulla da questo punto di vista. Anche solo l’idea di piazzare una bomba del genere sulle banche italiane sarebbe devastante per il giudizio dei mercati prima. E per quello che potrebbe accadere dopo.