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La bimba di un mese morta di pertosse a Bologna

vaccini pertosse

Una bambina di un mese è morta di pertosse domenica scorsa a Bologna. Ne dà notizia Repubblica, raccontando che la neonata è stata prima ricoverata in neonatologia e poi nel reparto di malattie infettive dell’ospedale Sant’Orsola, ma purtroppo non ce l’ha fatta. Spiega il quotidiano:

“La pertosse era stata praticamente debellata grazie alle vaccinazioni – spiega la direttrice di microbiologia del Sant’Orsola, Maria Paola Landini –, siamo tutti rimasti sconvolti. Il caso di quella bambina è drammatico: la pertosse se inizia a girare va anche a colpire bambini piccoli, anziani, malati di altre patologie. Ci tengo a ribadire il concetto: vaccinarsi non serve solo a proteggersi, è un atto di responsabilità sociale”. La pertosse non rientra nelle vaccinazioni obbligatorie in Italia, ma in quelle raccomandate a partire dai due mesi di età, come il morbillo e la rosolia. La bimba morta domenica scorsa non era ancora in età da vaccino ed era dunque potenzialmente esposta alla malattia. Era stata ricoverata in ospedale mercoledì, con quella che sembrava una semplice bronchite, poi quando i sintomi respiratori si sono aggravati è stata spostata in terapia intensiva, dove gli sforzi dei medici non sono bastati a salvarla.

È quindi accaduto ciò che tutti gli esperti preconizzavano: a causa delle mancate vaccinazioni la malattia è tornata a girare e ha colpito chi era più debole, portandolo alla morte.
 

Il grande ritorno della pertosse (grazie ai cretini dei vaccini)

Avevamo parlato qualche giorno fa del grande ritorno della pertosse. Il calo delle coperture vaccinali è responsabile di molti casi di morbillo e pertosse, che hanno causato il decesso di alcuni lattanti. Lo sottolineano gli esperti dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che condividono le preoccupazioni lanciate dal presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, alla luce dei recenti dati sul calo delle vaccinazioni pubblicati dal ministero della Salute. “Il calo delle coperture vaccinali – dice Alberto Villani, responsabile della Pediatria generale e malattie infettive dell’Ospedale della Santa Sede – è responsabile dei numerosi casi di morbillo e della presenza di malattie che potevano già essere debellate, come ad esempio la pertosse, causa del decesso di alcuni lattanti”. I dati del ministero “si riferiscono alle vaccinazioni esavalenti, da somministrarsi nel primo anno di vita, che con un’unica iniezione permettono di proteggersi da difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e malattie come la meningite causata da Haemophilus”, spiega Villani. “La copertura vaccinale insufficiente riguarda anche quella contro morbillo, rosolia e parotite. Senza le vaccinazioni – dice – ci troviamo a dover fronteggiare di nuovo queste malattie, che invece sarebbero facilmente prevenibili. Ad esempio osserviamo epidemie di pertosse, morbillo. Oltre al ritorno, in Europa, di alcune malattie che erano state debellate da molti anni, come ad esempio la polio”. I dati dell’Iss indicano un tasso di vaccinazioni al di sotto degli obiettivi minimi previsti dal precedente piano. Scendono, infatti, sotto il 95% le vaccinazioni per poliomielite, tetano, difterite ed epatite B e la percentuale cala ulteriormente per le vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia che raggiunge una copertura dell’86%, diminuendo di oltre 4 punti percentuali.

Una neonata con la pertosse


 

Il calo dei vaccini? Colpa della disinformazione

La riduzione delle vaccinazioni è anche il ”risultato della disinformazione. Serve maggiore impegno da parte di tutti per promuovere questi importanti presidi sanitari”, afferma il presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), Claudio Cricelli, esprimendo ”forte preoccupazione” per il calo delle immunizzazioni registrato in Italia e recentemente certificato dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità. “Siamo al limite della soglia di sicurezza del 95% per molte malattie gravi come poliomielite, tetano, difterite ed epatite B – afferma Cricelli -. Se non invertiamo quanto prima questa tendenza corriamo il rischio di vere e proprie epidemie di gravi patologie che invece possono essere prevenute. La riduzione delle percentuali di immunizzazioni è anche il risultato della disinformazione che da troppo tempo vediamo verso questi importanti presidi medici. Ricordiamo invece che i vaccini, oltre ad essere efficaci, sono estremamente sicuri perché sottoposti a rigidi controlli da parte delle Istituzioni sanitarie competenti”.

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