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Kaci Hickox: l'infermiera che sfida in bicicletta la quarantena per Ebola

KACI HICKOX

Lei si chiama Kaci Hockox, ha 33 anni e di mestiere fa l’infermiera. Tornata dalla Sierra Leone, dove ha curato alcuni malati di Ebola, non vuole rispettare la quarantena che le ha imposto il governo del Maine dove vive perché, dice, è incostituzionale. «Sono completamente sana, non ho nessun sintomo, ho cercato di risolvere il problema con le autorità del Maine in via amichevole ma non mi permettono di lasciare la mia casa e vivere in pubblico. Il procuratore generale vuole presentare un’azione legale contro di me se non rispetto la quarantena. Non mi resta che agire legalmente per il rispetto dei miei diritti». E oggi la Hockox si è concessa una passeggiata in bicicletta con il fidanzato per sfidare la quarantena su Ebola.
kaci hickox bici infermiera
 
L’INFERMIERA CHE VUOLE DISOBBEDIRE ALLA QUARANTENA PER EBOLA
Le autorità sanitarie del Maine hanno detto che lo Stato porterà giovedì in tribunale l’infermiera per ottenere il rispetto della quarantena che gli USA hanno stabilio per ogni operatore sanitario che ha curato pazienti affetti da Ebola in Africa Occidentale. Mary Mayhew, commissario del dipartimento per la salute del Maine, ha esortato infermieri e medici a rispettare le restrizioni statali anche se superano le linee guida federali, allo scopo di prevenire la diffusione della malattia.  Senza mai nominarla, il bersaglio delle parole era proprio la Hickox che ha lavorato per Medici Senza Frontiere in Sierra Leone. Ma lei è tornata a rivendicare i suoi diritti in due differenti interviste a media statunitensi: «Se le restrizioni non mi verranno tolte, giovedì mattina andrò in tribunale per far valere i miei diritti», ha detto via Skype mentre uno dei suoi avvocati spiegava le sue ragioni in studio. «Non sono un rischio per l’America», ha concluso la Hickox, che ha anche detto di aver tentato di negoziare qualche libertà con i funzionari sanitari del Maine, come l’evitare i mezzi pubblici e altre limitazioni del genere, che lo Stato non poteva che respingere. La Mayhew ha ricordato il caso di Craig Spencer, dottore che si è ammalato a New York dopo aver usato la metropolitana e altri mezzi pubblici per giorni dopo il suo ritorno dalla Guinea, dove aveva lavorato su Ebola per Medici Senza Frontiere. Un rappresentante del dipartimento della salute l’ha incontrata, secondo quanto hanno testimoniato i media presenti davanti alla porta di casa sua, senza tuta protettiva.

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Kaci Hickox, infermiera volontaria di Medici Senza Frontiere

Secondo le regole di quarantena dello Stato, alla Hickox è permesso ricevere visitatori che non indossano dispositivi di protezione individuale. La quarantena per Ebola dura ventuno giorni e scade il 10 novembre. Per questo le autorità del Maine sono tornate a chiedere un “piccolo sforzo” all’infermiera. Ma lei ha spiegato che non avendo nessun sintomo non c’è alcun rischio che lei trasmetta l’infezione ad altri, e quindi la violazione dei suoi diritti civili non è basata su un criterio scientifico».
 
IL RISCHIO STIGMA PER I VOLONTARI
Secondo l’infermiera il rischio è che i volontari che partono per combattere Ebola rischino una stigmatizzazione inutile al loro ritorno. La Hickox era stata costretta a rimanere tre giorni in una tenda in New Jersey al suo ritorno dalla Sierra Leone. Quando lei è uscita di casa per parlare con i giornalisti ha stretto la mano a un reporter britannico: «Anche se ti abbracciassi non ti trasmetterei l’Ebola», gli ha poi detto.

Più che una vera volontà di reagire, la lotta di Kaci Hickox sembra rivolta a mettere i bastoni tra le ruote ai governatori degli Stati che per sembrare più solerti all’opinione pubblica hanno predisposto regole di quarantena non in linea con la scienza. Anche se Medici Senza Frontiere non ha appoggiato in alcun modo le scelte dell’infermiera contro il Maine. Il cui comportamento sembra solo apparentemente irresponsabile.