Economia

Italexit: tutte le strade prese dal governo

uscire dall'euro

Sergio Rizzo su Repubblica di oggi nota che mentre il governo Lega-M5S a parole sostiene di non voler uscire dall’Unione Europea, nei fatti moltiplica i livelli dello scontro con Bruxelles. Nove sono i fronti attualmente aperti:

Mentalmente, si considerano già fuori. Al di là dello steccato. Quindi la scena surreale a cui si sta assistendo è quella di un governo che si comporta come se il Paese che governa non appartenesse all’Unione. Con qualche timido residuo di realismo, costituito dal ministro dell’Economia. Egli frena sulle pensioni, che Salvini e Di Maio vogliono smontare contro la ferma resistenza di Bruxelles, secondo cui le regole dell’odiata legge Fornero andrebbero semmai rese ancora più rigide.

Frena sulla spallata al deficit pubblico, frena sulla flat tax, frena sul reddito di cittadinanza. Così i suoi colleghi sono sempre più insofferenti: qualche onorevole grillino non nega che festeggerebbe se il ministro così amico del pasdaran di Forza Italia Renato Brunetta togliesse il disturbo. E il premier Conte? Non pervenuto, se non nelle retrovie dell’offensiva: riminacciando il veto italiano al bilancio europeo già minacciato dai suoi due capi. Mentre gli altri sparano senza sosta. Il ministro dell’Agricoltura Centinaio demolisce il Ceta, l’ accordo commerciale con il Canada.

italexit 1

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Quanto ai contributi che minacciamo di non versare più (e che al netto di quello che ci torna indietro non sono 20 miliardi, ma a quanto pare 3) sarebbe il caso di pensare anche ai denari dei fondi europei che non riusciamo a spendere per incapacità o, peggio ancora, inerzia della nostra politica. A metà del piano 2014-2020 avevamo utilizzato appena l’1,2% dei 42,7 miliardi a noi spettanti.

Per non parlare delle multe, salatissime, pagate sempre per ragioni politiche. I prestigiatori delle quote latte spalleggiati dalla Lega, che ne aveva candidato il capo in Senato e perfino a Strasburgo (a Strasburgo!), ci sono costati 4 miliardi e mezzo. E ogni giorno che passa, ha denunciato il deputato radicale Riccardo Magi, paghiamo (davvero, ci vengono detratti dai contributi a noi spettanti) 120 mila euro di sanzioni perché ancora non siamo stati in grado di fare un piano decente per il disastro dei rifiuti della Campania che per anni abbiamo spedito in tutto il continente. Uno scherzetto, finora, da almeno 153 milioni. Anche questo colpa dell’Europa?